(keystone)

Bauhaus. L’invenzione della modernità

di Raffaella Barazzoni e Emanuela Burgazzoli

Cento anni fa, nel cuore della Germania post-bellica, nasceva una scuola di architettura ed arti applicate, che rappresentò una vera rivoluzione culturale. Su iniziativa dell’architetto Walter Gropius venne aperto nel 1919 a Weimar il Bauhaus. Si trattava di un progetto pedagogico in cui sotto il cappello dell’architettura confluivano varie discipline: tra gli obbiettivi vi era quello di riflettere sul ruolo del progetto nelle arti di largo consumo. L’esperienza del Bauhaus, che dopo Weimar si spostò a Dessau, ebbe una durata breve: l’ascesa del nazionalsocialismo ne decretò la fine nel 1933. Tutta la storia dell’architettura e del design del XX secolo gli è tuttavia debitrice; ancora oggi la sua impostazione razionalista che coniuga l’estetica alla funzionalità è un principio cardine della modernità. Le caratteristiche case, ma anche sedie, armadi, lampade, teiere, insegne e loghi, circondano ancora la nostra quotidianità, restituendoci il valore della leggerezza e della razionalità.

Per ripercorrere le tappe principali della scuola del Bauhaus, della sua eredità, avremo tre ospiti: la storica dell’arte Nicoletta Ossanna Cavadini, direttrice del Max Museo di Chiasso, il grafico Orio Galli e l’architetto Bruno Vezzoni.

 

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