Chi ci racconta la Russia?

di Monica Bonetti

In eterno bilico tra nostalgia dell’imperialismo e fiero nazionalismo la Russia appare spesso agli occhi occidentali un vero mistero e un coagulo di contraddizioni.

Se però dal punto di vista geopolitico sono spesso la diffidenza e il timore i sentimenti che dominano nei confronti del gigante russo, erede di quello che fu l’unione sovietica con il suo strascico di ideologie, sogni e delusioni, è quasi incondizionato il fascino esercitato sull’uomo occidentale da letteratura e cultura. Un misto di fatalismo, ironia, capacità di tenere insieme disinvoltamente mille contraddizioni e di esercitare una continua autoanalisi sono alcuni degli ingredienti dell’”anima russa”, probabilmente il primo e il più grande dei miti che la grande letteratura russa dell’800 ci ha regalato.

Ma l’immagine che ne ricaviamo forse rischia anche di offuscare la nostra capacità di vedere e di comprendere quello che è il paese oggi.

Dopo una settimana di dossier in cui “Diderot” si è interrogato sulle grandi questioni, da quelle energetiche ai rapporti con le repubbliche ex sovietiche. “Moby Dick” ospita tre donne che in modo diverso vivono e ci raccontano il rapporto con la cultura di Mosca e della Russia: Tat’jana Pigarëva scrittrice e giornalista, responsabile culturale dell’istituto Cervantes di Mosca, Francesca Legittimo, docente di russo allo Iulm di Milano autrice de La sfinge russa (Hoepli, 2020) e Anna Zafesova, giornalista free lance a lungo corrispondente da Mosca del quotidiano italiano La Stampa.