Al suo debutto fiorentino, il regista Claus Guth costruisce un ponte drammaturgico tra i due atti unici appaiati in una produzione, diretta da Martin Rajna, in scena all’Opera di Firenze (ultima recita domenica 22 marzo), ossia Il castello del principe Barbablù di Béla Bartók e La voix humaine di Francis Poulenc, che Marco Cosci ha visto per noi. Una storia-cornice dai toni quasi polizieschi consente che la protagonista della Voix humaine, interpretata dall’intensa Anna Caterina Antonacci, si spogli delle vesti di semplice vittima in un percorso di vendetta e possibile riscatto. Guth prende anche sul serio l’indicazione suggerita nell’opera di Bartók — non tutto va interpretato letteralmente — e rilegge la trama fiabesca e simbolica del libretto di Béla Balázs come un sistema di relazioni personali e psicologie, trasformando le due solitudini, della Judith bartokiana e della volutamente anonima Elle di Poulenc, in uno studio di caratteri in cui ogni spettatore può riconoscersi.
Ben più allegra, determinata e, soprattutto, capace di tenere le fila delle proprie relazioni è Cleonilla nell’Ottone in villa, dramma per musica in tre atti che segnò il debutto operistico di Antonio Vivaldi, rappresentato per la prima volta il 17 maggio 1713 a Vicenza. Il libretto, scritto da Domenico Lalli e derivato da Messalina di Francesco Maria Piccioli, trasferisce i tratti della celebre imperatrice – seduzione, libertà morale e capacità manipolatoria – nel personaggio di Cleonilla, che, pur non essendo formalmente la protagonista, diviene il fulcro dell’azione scenica, destabilizza gli equilibri tra i personaggi e metteva in ombra anche il potere imperiale di Ottone. Sarà la voce ben nota di Giuseppe Clericetti a guidarci alla scoperta di quest’opera vivaldiana in occasione della sua messa in scena al Teatro La Fenice di Venezia, dal 20 al 29 marzo, con la direzione di Diego Fasolis.
Scopri la serie
https://www.rsi.ch/s/703727





