«La Metafisica è stata uno dei capitoli più controversi delle avanguardie europee: si è imposta come fondamento teorico e visivo di una parte decisiva dell’immaginario moderno: un linguaggio che apriva le porte al mistero, creava atmosfere oniriche, dava voce al silenzio»: così Renata Cristina Mazzantini, direttrice della Galleria Nazionale d’arte moderna e contemporanea di Roma, città dove giungerà – con un diverso percorso espositivo - la grande mostra Metafisica- Metafisiche, ora visibile a Palazzo Reale a Milano. Un progetto espositivo che ambisce a ricostruire grazie a una ricerca sul campo la genealogia di questa stagione artistica e delle sue molteplici diramazioni. Quella “scuola metafisica” nata a Ferrara come una rivelazione nell’ospedale psichiatrico di Villa Del Seminario nel 1917 dove De Chirico si ritrova insieme con il fratello Alberto Savinio, Carlo Carrà e Filippo de Pisis, avrà un impatto di vasta portata anche su altre regioni delle arti del XX e del XXI secolo. Dei pittori metafisici non verranno riprese soltanto le iconografie, ma anche la loro visione del mondo, che attraversa l’architettura, la fotografia, il teatro, il cinema, ma anche la moda, il design e il fumetto. Una storia eterodossa raccontata nella mostra Metafisica-Metafisiche ideata e curata da Vincenzo Trione che sarà ospite di “Voci dipinte”.
Una rilettura dell’opera di Robert Mapplethorpe, incentrata sulla ricerca estetica del grande fotografo americano, è l’intenzione dell’ampia mostra in corso in queste settimane negli spazi di Palazzo Reale di Milano: oltre duecento le opere esposte, dai primi sorprendenti collage alle celebri serie dei nudi e dei fiori, dagli autoritratti ai ritratti dedicati alle sue muse, Patti Smith e Lisa Lyon. “Voci dipinte” ve la racconta in compagnia del curatore, Denis Curti.
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