metronomo
Voi che sapete...

Misurare la musica

La “gestione” del tempo dalla nascita del metronomo ad oggi

  • Oggi
  • 29 min
  • Paolo Borgonovo e Giovanni Conti
  • Imago Images
Scarica

Nei primi anni dell’Ottocento succede qualcosa che cambia per sempre il modo di pensare il tempo musicale. Un inventore tedesco naturalizzato olandese, Dietrich Nikolaus Winkel, costruisce un pendolo a doppio peso capace di segnare battiti a un tempo regolabile. È un oggetto rudimentale, ma rivoluzionario. Johann Nepomuk Maelzel, imprenditore geniale e un po’ spregiudicato, lo vede, lo perfeziona, lo brevetta e lo trasforma in un successo commerciale: nasce il metronomo moderno. Per la prima volta nella storia, il tempo musicale può essere misurato in numeri. Non più “allegro”, “andante”, “adagio”, bensì 76, 92, 144 battiti al minuto, segnati da un preciso e inesorabile ticchettio. L’idea entusiasma subito Beethoven, che nel 1817 scrive: «Il metronomo è indispensabile per la musica moderna». È il primo grande compositore a inserire indicazioni metronomiche nelle sue partiture, seguito da molti, soprattutto didatti, ma non senza suscitare reazioni ostili.

Oggi il metronomo è parte costitutiva del nostro far musica, ma potremmo chiederci se la regolarità meccanica da esso imposta non abbia viziato il nostro rapporto con l’arte dei suoni. Abbiamo meccanizzato la prassi musicale, nell’interpretazione e nel gusto, col rischio di falsificare il dato reale che le partiture antiche suggeriscono? A questo e ad altri interrogativi Paolo Borgonovo e Giovanni Conti tenteranno di dar risposta oggi a “Voi che sapete”, con l’aiuto di due interpreti esperti e studiosi di prassi esecutiva storica, il direttore d’orchestra Tito Ceccherini e il violinista Diego Castelli.

Scopri la serie

Correlati

Ti potrebbe interessare