Sono trascorsi sessant’anni da quando, nella primavera del 1966, la Messa Beat di Marcello Giombini fece tremare il Vaticano. Da una parte i tradizionalisti, che vedevano il rock come la musica del demonio, la colonna sonora dell’immoralità; dall’altra i modernisti, che sognavano di svecchiare la liturgia, credendo sia di interpretare lo spirito del Concilio Vaticano II appena concluso, sia di poter attirare i giovani attraverso un’estetica a loro affine. Ma quale è stata l’eredità di quell’esperienza? Come ha influito sul repertorio delle diocesi di lingua italiana? Oggi la musica contemporanea liturgica riesce a parlare la lingua dei giovani – o almeno ci prova? Paolo Borgonovo ne parla oggi a “Voi che sapete” con il giornalista e autore televisivo Michele Bovi, e con Cristian Gentilini, compositore e maestro di cappella presso la Basilica di S. Maria Maggiore di Bergamo.
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