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Prezzi in scena, protesta in galleria

Contestati aumenti, abbonamenti e accessibilità: il caso Scala riaccende il dibattito sulla funzione culturale

  • Oggi
  • 36 min
  • Barbara Tartari
  • Keystone
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Lunedì 8 giugno, Teatro alla Scala di Milano, sipario ancora chiuso prima della Carmen in parte poi contestata per la regia di Damiano Michieletto. Ma siamo ancora lì, prima di vedere salire sul podio Myung-Whun Chung, una nuvola di volantini piovono rumorosamente dal loggione, sentita protesta all’aumento dei prezzi recentemente approvato dal Teatro. In particolare si contesta la riclassigicazione di 36 posti centrali di seconda galleria ma anche gli abbonamenti e l’accessibilità per le persone con diabilità.

Al di là del dato di cronaca, questo ci consente di reiflettere sulle scelte del pubblico che un teatro o una sala da concerto opera su quale pubblico desidera avere in sala. Ed è qui che il discorso si fa interessante. Perchè colpire i loggionisti, il pubblico più affezionato e competente? Si cerca di fare cassa sul turista disposto, per una volta, a spendere qualsiasi cifra pur di avere un sefie al Piermarini?

Posto che un teatro debba fare i conti con il proprio bilancio, non dobbiamo dimenticare la natura di interesse culturale e generale dell’attività di un ente musicale, volta a favorire la formazione culturale e sociale della collettività.

Cosa sta accadendo, da questo punto di vista, nel panorama svizzero e quali scelte operano Teatri d’opera e sale da concerto.

Ne parliamo con Barbara Tartari e i suoi ospiti: Giada Marsadri, direttrice artistica di Noda, nuovo centro culturale di Sion e con il critico musicale Andrea Ottonello.

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