Il 29 gennaio 1996 un violento incendio distrusse il Gran Teatro La Fenice di Venezia, allora chiuso per lavori di restauro. Le fiamme, visibili in tutta la laguna, si propagarono rapidamente, mentre i vigili del fuoco furono costretti a intervenire anche con elicotteri a causa dei canali asciutti per lavori in corso. Il teatro fu devastato, con la completa distruzione della sala e del palcoscenico, lasciando intatti solo i muri perimetrali. La città reagì con la scelta simbolica di ricostruire il teatro “com’era, dov’era” e La Fenice venne ufficialmente riaperta il 14 dicembre 2003, con un concerto inaugurale diretto da Riccardo Muti. La lista dei teatri che hanno incontrato le fiamme durante la loro vita è lunga: dal Petruzzelli di Bari al Regio di Torino, senza dimenticare i teatri distrutti dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, tra cui il Teatro alla Scala di Milano.
Il patrimonio dei teatri d’opera europei ha avuto un ruolo centrale nella diffusione della cultura musicale sin dal Seicento, quando la nascita dell’opera stimolò la costruzione di edifici con specifiche caratteristiche acustiche e architettoniche, influenzando lo sviluppo del linguaggio musicale e teatrale. Solo dagli anni ’80 si è iniziato a studiare in modo più approfondito l’acustica, andando oltre il semplice tempo di riverberazione e negli anni ’90, ricerche sistematiche hanno identificato parametri oggettivi e soggettivi per definire la “buona acustica” nei teatri d’opera. La conoscenza di queste caratteristiche è fondamentale per interventi di restauro e ricostruzione, che devono preservare l’identità sonora originaria.
La ristrutturazione dei teatri rappresenta oggi un atto culturale e sociale, capace di rigenerare spazi storici e rafforzare la comunità e l’integrazione di tecnologie moderne e criteri di sostenibilità consente di migliorare fruizione, accessibilità ed efficienza.
Ma cosa comporta la ricostruzione di un teatro? È sempre una buona scelta quella di ricostruire “com’era” e quali sono le migliorie che si possono prevedere per rendere un teatro storico funzionale al nostro secolo?
A queste domande potranno rispondere Nicola Prodi, Professore Associato e ricercatore presso il Dipartimento di Ingegneria dell’Università di Ferrara dopo una formazione musicale in canto e oboe, e la giornalista e critica musicale del Sole24Ore Carla Moreni, che negli anni ha scorrazzato per teatri d’ogni dove.
Barbara Tartari in studio, per questa puntata di “Voi che sapete”.
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