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Clima, l'accordo di Parigi tra trionfalismi e scetticismi

#hashtag 14 dicembre

Sabato è stato siglato l'accordo finale della Cop 21 (qui il nostro servizio sull'argomento), la conferenza mondiale sul clima di Parigi iniziata lo scorso 30 novembre. In gioco c'è il futuro del pianeta, in lotta contro il riscaldamento globale.

Gli impegni presi dagli stati firmatari si possono articolare in quattro punti:

-l'aumento di temperatura dovrà essere inferiore ai 2°C, meglio ancora se si riuscirà a stare sotto 1,5°C;

-smettere di incrementare le emissioni di gas serra il prima possibile, per poi raggiungere nella seconda parte del secolo una produzione di questi gas abbastanza bassa da essere riassorbita in natura;

- i progressi ottenuti saranno verificati con scadenza quinquennale;

-ogni anno verranno versati 100 miliardi di dollari ai paesi più poveri perché possano sviluppare fonti di energia più pulite.

Un accordo "che vale per un secolo", come lo ha definito trionfalmente il padrone di casa, il presidente francese Hollande, "ambizioso ma non perfetto" per il presidente USA Obama. Dal canto suo, il Dipartimento federale dell'ambiente svizzero si è detto soddisfatto dell'esito dei negoziati, che rappresenta una base solida, a cui devono ora seguire i fatti.

Il nuovo trattato è stato definito storico da molti commentatori perché per la prima volta è stato sottoscritto anche dai paesi emergenti, solitamente riluttanti a mettere in discussione i combustibili fossili.

Tuttavia bisogna anche registrare le reazioni più fredde su quanto firmato a Parigi. Sul fronte delle ong, Greenpeace definisce il trattato inferiore alle aspettative, il WWF parla invece di "forte segnale", mentre Oxfam evidenzia la scarsità dei finanziamenti promessi dai paesi ricchi a quelli poveri.

Per George Monbiot, giornalista del britannico Guardian, il testo adottato a Parigi è un miracolo rispetto a ciò che avrebbe potuto essere, ma un disastro rispetto a ciò che avrebbe dovuto essere. Secondo lui l'accordo è pieno di promesse che si possono rimandare, con tanti saluti ai facili trionfalismi.

La conferenza di Parigi si è svolta nell'anno più caldo di sempre. Affidare al tempo il giudizio sulla bontà di questo trattato sembra quasi ingeneroso nei confronti del tempo stesso. Perché parlando dei cambiamenti climatici, sabbia nella clessidra ce n'è sempre di meno, e nonostante i voli pindarici verso nuovi pianeti, di Terra a disposizione ne abbiamo una sola.