Speciale Eurosonic Noorderslag 2020!

Alevì ci racconta la sua esperienza a Groningen all'Eurosonic Noorderslag 2020: la Svizzera era la nazione focus dell'evento!

Rete Tre è stata all’Eurosonic Noorderslag 2020!

La Svizzera era la nazione focus dell'evento

Avete presente il gioco dei 4 Cantoni? Dove appena arrivate a mettere il piede sulla casa e siete in salvo, cominciate a percepire di nuovo quella voglia di andare a conquistare la prossima? Ecco, così ci si sente dentro all’Eurosonic Noorderslag! Dove appena entrate a vedere un concerto, dopo qualche minuto cominciate a guardare cosa c’è in contemporanea e dove altro si potrebbe andare. E non certo perché il concerto non sia bello o la band non meriti, ma perché quelle 40 locations sparpagliate per tutta la città, e il centinaio di proposte serali sono troppo accattivanti. Questo unito a quella sensazione di continua ricerca dell’alternativa e del talento emergente, che oggi trovi qui in uno showcase e domani magari su un grande palco, che ti spingono a non stare mai fermo. A meno che la band in questione non sia capace davvero di farti pensare che quello in cui sei già, sia proprio the-place-to-be!

E’ questo che cercano i partecipanti all’Eurosonic che per buona parte (oltre 4000 su circa 40.000 visitatori) sono addetti del settore: organizzatori di festival, promoter, agenti, giornalisti, … per questo è importantissimo per un artista suonare all’Eurosonic, perchè da lì vengono ad attingere i principali attori del music business per portare gli artisti al proprio festival o nel proprio territorio! e la Svizzera che quest’anno era presente come nazione focus, era nell’occhio del ciclone!

Essere la nazione focus dell’Eurosonic ha permesso a ben 22 artisti svizzeri (di solito ogni nazione ne propone 6 o 7) di mettersi in mostra durante questa rassegna, artisti che provenivano da tutte le nostre regioni linguistiche e che presentavano diversi stili musicali, grazie a Swiss Music Export che si è occupata dell’organizzazione che ha permesso a tutta Europa di avere #atasteofswissmusic .

I primi ad entrare in scena sono stati i Monumental Men, che si sono presentati sul sul palco incappucciati di nero, mi hanno fatto pensare ad un primo istante “cosa ci fa Liberato all’Eurosonic?” ma le prime note di basso mi hanno fatto tornare in me, e i restanti 45 minuti li ho passati a ballare. D’altronde i componenti del trio che hanno vissuto pista e palco in varie forme, hanno fatto tesoro della propria esperienza. Poi è arrivato il turno di Camilla Sparksss, il nostro asso nella manica targato Ticino con cui abbiamo scelto di scendere in pista. Sarà che quel mix tra analogico e digitale mi piace sempre: potente, industriale, skizzato e pieno di passione è il live di Barbara Lehnhoff, ma la parte che proprio mi fa impazzire è quando sul finale chiede: “ci sono domande?” come se avesse appena spiegato il teorema di Pitagora! e le domande arrivano davvero da un pubblico tutt’altro che timido: dove hai lasciato le scarpe? (suona scalza), dove hai nascosto il resto della band? are you ok? e lei ha una risposta pronta per tutte.  Nella stessa sera abbiamo potuto scuotere la testa con le chitarre degli Asbest e muovere le anche con i ritmi tropicali ginevrini dei L’Éclair.

 

Riuscire a catturare l’attenzione sulle band della propria nazione in mezzo a tutte quelle proposte non è cosa facile anche se sei la nazione focus dell’evento, e qui con l’aiuto degli organizzatori di SAY HI! che hanno organizzato una Soundwalk, abbiamo potuto unire l’utile al dilettevole: una passeggiata tra le viuzze di Groningen dove ogni tanto ci si fermava per una tappa, e in locations alternative e super suggestive abbiamo potuto ascoltare alcune band svizzere sotto un profilo più intimo e meno formale. Il primo stop lo abbiamo fatto al GRID, il museo grafico, dove tra pareti di poster di concerti avvenuti in tutto il mondo sbucava il palcoscenico dove proprio i ticinesi Bitter Moon insieme ai ginevrini L’Eclair hanno fatto la prima jam session trasportandoci in un’atmosfera surreale, quasi eterea! Da lì via verso la prossima sosta: un negozio etnico dove tra i vari Buddah e gingilli dorati sbucava un tavolino su cui le Ikan Hyu hanno fatto il loro live show. L’ultima fermata è stata quella più inaspettata: un appartamento privato! suoniamo il campanello e ad accoglierci oltre alla proprietaria che ci offre il suo divano, ci sono gli Asbest a spiegarci come nasce la loro musica attraverso una registrazione su nastro! un momento incredibilmente intimo e curioso per approfondire l’artista. La passeggiata si è replicata il giovedì e il venerdì mattina, con ospiti Emilie Zoé in sintonia con Louis Jucker il cantante dei Coilguns, Veronica Fusaro e Pascal Gamboni.

Le sorprese svizzere non sono finite: alla sera tutti i delegati sono stati invitati alla Swiss Reception dove oltre al benvenuto delle autorità abbiamo potuto mangiare e bere prodotti tipici svizzeri, prima del concerto in teatro di Sophie Hunger e il batterista Julian Sartorius, un momento incredibilmente intriso di passione per la musica.

La stessa Sophie Hunger è stata il pomeriggio successivo ospite di una Beer Crate Session, dove nell’atmosfera rilassata che si può raggiungere dopo un paio di sorsi di birra, si è lasciata andare a dei racconti molto personali sui migliori e peggiori momenti della sua carriera finora.

Ma la vera chicca con cui la Svizzera ha attirato molti curiosi ad uno dei suoi show è stato il Cheese Contest con la nazione ospitante, l’Olanda. Uno scontro tra titani in cui qualsiasi delegato poteva assaggiare i due formaggi e votare per il migliore, e durante l’assaggio intrattenersi a far due chiacchiere con qualche artista rossocrociato, oppure assistere all’esibizione al corno delle alpi dell’ambasciatore svizzero o al dj set di Ramin & Reda e La Colère, che ci hanno fatto ballare anche durante la Electro night.

 

Degli altri artisti nostrani sono rimasta piacevolmente colpita dall’interesse che c’è stato da parte del pubblico per il nuovissimo progetto svizzero-francese Amami, e dal sound delle Sirens of Lesbos, le mie preferite in questo evento, che dopo aver prodotto dischi dal seguito internazionale, ora cominciano finalmente a girare i palchi e le radio svizzere. Si poteva tastare con mano anche attenzione da parte di molti festival europei membri dell’ETEP (European Talent Exchange Programme) nel voler proporre in futuro dei concerti di Black Sea Dahu, Marius Bear e soprattutto di Camilla Sparksss.

Se ci avete seguito durante il festival attraverso le stories che vi ho caricato sulla pagina Instagram di Rete Tre, avete sicuramente potuto captare anche quali sono stati gli artisti internazionali che mi son piaciuti di più.

In cima alle mie preferite c’è stata la cantante belga Charlotte Adigéry, che ha travolto tutti col suo carisma e il suo ritmo incalzante, stesse qualità che ha anche la sua compatriota Lous and the Yakuza che ho anche incontrato per un’intervista nel retrobottega dopo il concerto.  Indimenticabili sono stati anche i francesi Catastrophe, che non hanno fatto solo un concerto ma un vero e propri spettacolo, da riuscire a far muovere un parterre di giornalisti ingessati la prima sera. La sorpresa più grande è stata Aylona Aylona, un nome una garanzia per questa gigantesca rapper che prima faceva la maestra d’asilo ed ora sale sul palco in vestaglia e rappa velocissimo in ucraino; segnalata da molti festival come uno show da non perdere, ho seguito il consiglio e il flow che, anche senza capire una parola, era strepitoso. Come lo era anche quello di Flohio, ma questa non è stata una sorpresa bensì uno nome ormai consolidato. Sempre dal regno unito, che sempre sforna dei principini di talento, ho apprezzato molto Tom Gregory, il suo sound è molto british pop ma il carisma è già quello di una pop star: umiltà e convinzione, simpatia e bella presenza per un mix che potrete ascoltare e vedere anche voi sui nostri canali a breve. Sempre made in UK ma con tutt’altra vocazione sono stati gli Squid e i Working Men’s Club. Un momento di relax per i piedi e viaggio con la mente l’ho trovato nel sound dream-pop dei tedeschi Teepee, degli italiani Bowland che da X-Factor hanno saputo cogliere solo il meglio, e del sound nordico e fatato dell’olandese Eefjer de Visser che si è esibita al Noorderslag l’ultima sera. Ma lo sapete, il sound che preferisco è quello techno ed elettronico e non poteva certo mancare all’Eurosonic che ha portato sul palco quasi esclusivamente concerti anche in questo stile musicale: da quelli più tecnologici delle francesi Oktober Lieber dall’impronta più dark e techno, o di French79, un vero bagno di ritmo, melodia e colori per lui; e poi i Bratry dalla Cechia che hanno portato sul palco batterie e macchine allo stesso momento. Ultimo appunto per il gruppo olandese/tailandese degli Yin Yin, a conti fatti il gruppo più apprezzato dell’intero Eurosonic e la cosa non può che farci piacere visto che stampano per la Bongo Joe che è un’etichetta discografica svizzera!

 

Durante il festival sono stati assegnati anche alcuni premi, uno dei quali è il Music Moves Europe Talent Award che ha previsto 16 finalisti ed 8 vincitori tra cui abbiamo ritrovato anche gli italiani Meduza con la loro hit Piece of Your Hearth, una serata incredibile e movimentata con schermi su tutti i lati della sala, e presentata magnificamente dalla star dell’Eurosong 2014 Conchita Wurst, ora solo Wurst, che sul palco è ancor più brava a presentare che a cantare. Il premio del pubblico in questo caso è andato alla giovane paladina di casa Naaz che a 21 anni sa già il fatto suo e di cui sicuramente sentiremo parlare anche fuori dal confine olandese.

 

Chiudo dicendo che tra le moltissime conferenze che si sono svolte durante il giorno tra le sale del De Oostepoort, molte delle quali vertevano sul maxi-tema “rendiamo i festival più green!”, lo stesso Eurosonic Noorderslag aveva disposto in una delle piazze principali una torre con un moderno mulino chiamato GEM – Green Energy Mill, che provvedeva con i suoi pannelli solari e pale eoliche, all’energia di buona parte del festival. E visto che a questo mega evento hanno presenziato i rappresentanti di oltre 150 festival europei, lascia ben sperare per un futuro con più musica, ma meno impatto ambientale!

Ascolta lo speciale sull'Eurosonic Noorderslag 2020 curato da Alevì!