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Una parola per cambiare il mondo

di Michela Daghini

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Quello che vi proponiamo in questa puntata è un viaggio nella dimensione del linguaggio, una dimensione così fondamentale nella nostra vita che non ci facciamo nemmeno più caso. Il linguaggio infatti, come molti aspetti del vivere quotidiano, è da sempre così presente sullo sfondo della nostra esistenza che lo consideriamo scontato. Esplorarlo ci aiuta invece a capire meglio aspetti fondamentali del mondo e della società in cui viviamo. Lo spunto è la ricerca appena pubblicata dello studioso Paolo Benanti, filosofo, ingegnere, esperto di innovazione e digital age – già ospite nella puntata Algoritmo delle mie brame - che ci guida nello sviluppo del linguaggio dalle prime forme ritrovate, le pitture rupestri, al GPT-3, l’algoritmo generativo capace di emulare la creatività umana nel comporre poesie, racconti, e canzoni. Un viaggio quindi dalla parola orale, alla scrittura, alla stampa, al digitale, per cercare di capire come cambia il linguaggio e come il linguaggio può cambiare il mondo. Senza dimenticare che parlare è un modo di agire. Ce lo aveva spiegato bene il filosofo e linguista John Austin con la teoria degli atti linguistici, secondo cui le parole non sono solo la descrizione di qualcosa ma servono a compiere vere e proprie azioni, per influenzare il mondo circostante. E secondo Benanti, il linguaggio, nelle sue diverse forme, ci ha permesso di scrivere e riscrivere il nostro orizzonte. Il libro in questione è La grande invenzione. Il linguaggio come tecnologia, dalle pitture rupestri al GPT-3, San Paolo Edizioni. Ne parliamo con l’autore, Paolo Benanti, e con il filosofo Armando Massarenti, in studio con noi, e con la collega giornalista Letizia Bolzani, che da anni si occupa di linguistica.