Tra pochi giorni comincia il campionato del mondo di calcio: un’overdose di pallone lunga 104 partite, spalmate su cinque settimane, per assegnare il trofeo della disciplina sportiva più popolare al mondo. Un trofeo per il quale competeranno le 48 squadre ammesse alla fase finale.
Ma il calcio è anche un formidabile vettore di integrazione sociale, dato che molte comunità etniche emigrate – e quelle in Svizzera non fanno eccezione – hanno trovato nello sport, e soprattutto nel calcio, una possibilità per stare insieme e ambientarsi nella nuova realtà. Numerosi studi a riguardo (soprattutto uno recente realizzato dal Centro internazionale dello studio dello sport) confermano che lo sport e il calcio favoriscono l’avvicinamento tra realtà culturali diverse. Dalla Svizzera all’Australia, dall’Argentina agli Stati Uniti, gli emigrati si ritrovavano per giocare a pallone.
Ne parleremo con un calciatore e allenatore di origine portoghese molto conosciuto in Ticino, Vitor Dos Santos, che ricorderà come inevitabilmente i genitori arrivati dall’estero tifino per la loro squadra d’origine, mentre i figli – espressione culturale e sportiva della nazione in cui sono nati – preferiscano tifare per la loro “nuova” nazione. Un fenomeno, anche questo, molto comune in tutto il mondo.
Il calcio può essere anche una porta d’accesso verso storie diverse, anche in letteratura. Il giornalista Luigi Guelpa, inviato speciale del quotidiano Il Giornale, ha appena pubblicato La lunga marcia della tartaruga (deriveapprodi). Storie d’amore, storie di nazioni africane plausibili, storie di calcio si mescolano, come spesso accade in un campo di calcio, e non solo.
altriluoghi porterà l’ascoltatore negli abissi veri (un sottomarino del Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano che si trasforma in una escape room, raccontata da Luca Roncella, responsabile dell’area gaming e digital activity del museo) e in quelli della nostra vita, con lo scrittore Peter Cameron. Cose che succedono la notte diventerà anche un film diretto da Martin Scorsese e con Leonardo DiCaprio.
La cartolina arriva dal Lucomagno e ci riporta indietro nel tempo. Non si tratta di un errore postale, ma di una storia raccontata da Paolo Ostinelli, direttore del Centro di dialettologia e di etnografia.
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