Coriandoli

a cura dello scrittore Stefano Marelli

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Non sarebbe affatto strano, di questi tempi, svegliarsi il mattino e ritrovarsi fra i capelli un po’ di coriandoli. Così si definiscono infatti quei piccoli ritagli di carta colorata che, a carnevale, vengono lanciati per aria o, più spesso, sulle persone, magari insieme alle stelle filanti E fin qui, è tutto logico, addirittura banale. Curioso è però notare che, in ogni altra lingua del pianeta, gli stessi minuscoli ritagli di carta vengano chiamati col termine italiano di confetti. Ciò dipende dal fatto che nel Rinascimento proprio gli italiani, come portafortuna, niziarono a lanciare sugli sposi appena uniti in matrimonio, dei semi di coriandolo ricoperti di zucchero, detti appunto confetti. Davvero imprevedibili, dunque, sono i percorsi seguiti dalla lingua, dalle parole ma soprattutto dai nomi. Lo conferma il fatto che il maggior produttore di coriandoli al mondo, ironia della sorte, si chiama Franco carnevale.