Capanna Scaletta
Capanna Scaletta (Michele Mengozzi)

Tutti in vetta

con Sandy Altermatt e Marcello Fusetti

  • Stampa
  • Condividi
  • a A

Anche a causa della pandemia le nostre montagne sono state prese d’assalto: bene, ma...

La stagione che ci siamo appena lasciati alle spalle è stata quella dell’assalto alla montagna. La pandemia ci ha spinto non più verso le lontane spiagge ma verso le vicine montagne con le loro capanne ed i loro rifugi. Com’è andata la stagione? Una stagione eccezionale, nel bene e nel male della pandemia che ha ridotto le capacità ricettive creando anche in vetta mille problemi. Ne abbiamo parlato con Enea Solari, PR della federazione alpinistica ticinese e presidente della società alpinistica ticinese sezione Lucomagno.

Mestieri scomparsi - L'identificatore di aerei

Un insieme di imbuti collegati da tubi, gigante, simmetrico, alato. L’aerofono è bellissimo, da vedere. Insomma, se fosse uno strumento musicale in un’orchestra spiccherebbe per eccentricità. E invece, l’attrezzo è molto serio e si può considerare l’antenato degli odierni radar. Chi lo maneggiava – ora non è più in azione per fortuna - era l’identificatore di aerei, un uomo dalle grandi capacità uditive che aveva l’importantissimo compito di individuare le vibrazioni provenienti dal cielo aereo. Fino alla seconda guerra mondiale gli aerofoni erano usati per captare i suoni dei velivoli nemici in avvicinamento ed eventualmente localizzarli, con un certo grado di precisione. Si trattava di un mestiere vero e proprio, quello dell’identificatore, e uno dei requisiti per poterlo svolgere, pensate bene, era essere non vedenti, quindi con una maggiore sensibilità uditiva rispetto alla norma. Lo strumento da lavoro di questi radar umani riusciva a intensificare i suoni in arrivo e facilitare loro il compito, ovvero azionare in tempo la sirena d’allarme. No, non era affatto un lavoro semplice, ma tremendamente sfiancante e di grandissima responsabilità. Chi ne aveva di più? Non si sa, ma di certo conosciamo il paese che più a lungo si affidò a loro, l’Italia. Tra il 1940 e il 1943 gli identificatori di aerei erano almeno 900, tutti ciechi. Perché oggi non ce ne sono più? Perché ci fu chi, ed era inglese, scoprì che bastava spegnere i motori degli aerei all’ultimo momento per raggirare gli identificatori. Fine della guerra per l’Italia, fine di questo romantico mestiere. Ne volete vedere uno? Date un’occhiata all a copertina deIl’Illustrazione italiana dell’agosto 1939.