La lunga attesa delle appenzellesi

a cura di Romina Borla

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Le svizzere conquistarono il diritto di voto nel ‘71. Ma la lotta per la parità sul piano politico non si concluse in quel momento. Per la realizzazione del suffragio femminile in tutti i Cantoni e Comuni si dovette attendere un altro ventennio. Come mai? L’articolo costituzionale sul diritto di voto continuò a conferire ai Cantoni la facoltà di regolare la materia. Mentre alcuni di loro concessero ai Comuni la possibilità di scegliere a livello locale. Così i Cantoni Appenzello interno e Appenzello esterno negarono i diritti politici alle donne fino agli anni Ottanta. Fecero lo stesso diversi Comuni obvaldesi, solettesi e grigionesi. In particolare nei Grigioni il diritto di voto ed eleggibilità femminile in ambito cantonale fu approvato nel ‘72. Però oltre una decina di Comuni – tra cui Buseno – si rifiutò di riconoscerlo fino al 27 febbraio 1983, quando una votazione popolare decretò l’obbligo di concedere i diritti politici alle donne a livello locale. Un giornalista del Regionale raccolse allora la testimonianza di un’abitante di Buseno: “Penso sia giusto che le donne abbiano il diritto di voto sul piano comunale. Non devono abusarne, certamente. Innanzitutto non devono trascurare la famiglia per la politica, però credo che resti loro il tempo anche per la politica. Al giorno d’oggi la donna è emancipata al pari dell’uomo e in certi casi vede più lontano”. C’è chi fece di peggio. La Landsgemeinde di Appenzello esterno approvò a debole maggioranza il suffragio femminile a livello cantonale solo il 30 aprile 1989. Ma fu Appenzello interno l’ultimo Cantone a introdurre il diritto di voto per le donne. E non fu una scelta. Gli fu imposto dal  Tribunale federale il 27 novembre 1990.