a cura di Romina Borla

Mosche bianche

a cura di Romina Borla

Mosche bianche

a cura di Romina Borla

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Le sindache in Ticino sono mosche bianche: solo 12 su 115. La maggioranza di loro rappresenta la prima “sindaco donna” del proprio Comune e detiene la carica dalle ultime elezioni. Anche le municipali scarseggiano sono circa il 16%, mentre le consigliere comunali arrivano appena al 30%. Un peccato per la Federazione Associazioni Femminili Ticino Plus che – in vista delle elezioni del 18 aprile prossimo – rilancia la campagna “Io voto donna – Un obiettivo in Comune”. La scadenza per le proposte di candidatura è fissata per l’8 febbraio. “Ci auguriamo liste con una forte rappresentanza femminile”, afferma la federazione. “Le donne portano infatti in politica tematiche e punti di vista peculiari che possono arricchire il dibattito e migliorare la qualità di vita di tutti”. Ma non è evidente che si facciano avanti. Nella nostra società le donne lavorano spesso fuori casa e si fanno ancora carico di gran parte delle faccende domestiche e dell’accudimento dei figli. Per questo tutti gli ambiti che richiedono una notevole quantità di tempo, come la politica, diventano difficili da praticare. Bisogna inoltre considerare gli stereotipi, l’immagine di sé e una serie di altri fattori ostacolanti. La pandemia ha anche peggiorato la situazione, osservano le associazioni femminili. Sono le donne infatti a essere impiegate in maggioranza nei settori caldi, come quello sanitario o delle vendite, e sempre loro a dover fare i conti con l’accresciuto carico del lavoro di cura tra le mura di casa. “Dopo mesi di superattività molte donne sono stanche”, sottolinea la federazione. “Temiamo che non trovino le forze per ricandidarsi o impegnarsi anche in politica. Eppure il loro apporto è oggi più che mai necessario per trovare soluzioni efficaci”.