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Ebola, morte e povertà

Si estende l’epidemia in un contesto dominato da guerre e crisi umanitaria

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È inizio maggio quando viene segnalato alle Ong presenti in Repubblica democratica del Congo un aumento di decessi dovuti a una sospetta febbre emorragica virale nella zona di Mongwalu, nella provincia nord-orientale dell’Ituri. A metà maggio le analisi di laboratorio confermano la presenza del virus Bundibugyo. Da allora ad oggi diventano chiare due cose: è in corso un’epidemia di Ebola – una malattia che il Paese conosce purtroppo bene – causata però da un tipo di virus meno comune, per il quale non esistono farmaci e vaccini. La risposta sanitaria parte, ma è lenta, difficile e l’epidemia si estende, toccando altre due province della RDC e l’Uganda. Un migliaio finora i casi confermati, 250 i morti, ma – come sottolinea l’Organizzazione mondiale della sanità - esistono grandi incertezze sul numero reale di persone infette e sulla diffusione della malattia, che si teme stia avanzando in modo estremamente rapido. Questo perché quella colpita è una regione estremamente instabile, con conflitti armati in corso e oltre due milioni di sfollati interni, che vivono in condizioni socio-sanitarie estremamente precarie. L’epidemia è stata dichiarata dall’OMS un’emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale, lanciando un appello per un’azione a livello mondiale. In Svizzera la Catena della Solidarietà ha già stanziato 1,2 milioni di franchi.

Ne parliamo a Modem con:

Valeria Greppi, capo progetto MSF a Goma

Isabella Soi, Professore Associato in Storia e Istituzioni dell’Africa presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università degli Studi di Cagliari

Pietro Antonini, Specialista in medicina tropicale. Esperto di malattie infettive del gruppo ospedaliero Moncucco

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