“Lasciate Kiev!” Questo l’invito del ministero degli Esteri russo domenica ai cittadini stranieri, incluso il personale delle ambasciate, che vivono nella capitale ucraina. Mosca ha annunciato che le forze armate russe effettueranno nuovi raid “contro i centri decisionali e i posti di comando” ucraini, in rappresaglia a un attacco ucraino la settimana scorsa su un dormitorio studentesco – in realtà un centro di addestramento, secondo Kiev - nella regione di Lugansk, controllata dai russi.
Un avvertimento – quello russo - che, nel caso degli Stati Uniti, è stato dato dal ministro degli Esteri Sergei Lavrov con una telefonata direttamente al segretario di Stato americano Marco Rubio.
Questo dopo che nella notte fra sabato e domenica, la capitale ucraina ha registrato uno dei più gravi attacchi dall’inizio del conflitto. Kiev è stata colpita con centinaia di droni e decine di missili – compreso quello ipersonico Oreshnik che può trasportare testate nucleari – che hanno causato danni a molti obiettivi civili, causando anche alcuni morti. Un’azione che s’inserisce in una scia di attacchi russi che negli ultimi mesi si sono molto intensificati: solo ad aprile sono stati lanciati contro l’Ucraina droni, missili e bombe quanto in tutto il 2023
Come leggere questo aumento di intensità del conflitto? Siamo di fronte a un’escalation pericolosa, oppure è il “normale” evolversi di un conflitto che è sempre più aereo – leggasi droni – piuttosto che di trincea? E come stanno Russia ed Ucraina? Ha senso pensare oggi a veri e propri negoziati?
Ne parliamo con:
ALBERTO ZANCONATO, giornalista responsabile dell’Ufficio ANSA a Mosca
DAVIDE MARIA DE LUCA, giornalista, nostro collaboratore da Kiev
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