Edizione del 23.01.2019

I latitanti degli anni di piombo

L'arresto, in Bolivia, del terrorista italiano Cesare Battisti il 13 gennaio ha riaperto il dibattito sui cosiddetti “anni di piombo”, una delle pagine più sanguinose della storia italiana. Così, a 40 anni di distanza, l'Italia si è detta più determinata che mai ad andare a caccia di tutti i terroristi latitanti protagonisti di quel periodo che si sono rifugiati all’estero.

Sul tavolo ci sarebbero 30 nomi ma molti di loro hanno ormai acquisito la cittadinanza straniera e quindi non sono più estradabili. Fra loro, Alvaro Lojacono Baragiola che da anni vive in Svizzera; ex brigatista rosso complice anche nella strage in via Fani a Roma che portò al sequestro di Aldo Moro, presidente della DC, la cui uccisione 55 giorni dopo segnò l’apice di quegli anni. Il 63enne, condannato in Svizzera e in Italia per vari fatti connessi con gli anni di piombo, non ha mai scontato le pene pronunciate dalla giustizia italiana, relative alla strage in via Fani.

C’è chi – non solo in Italia - vorrebbe riaprire il caso, ma l’Ufficio federale di giustizia a Berna precisa che ormai la faccenda è chiusa e la Svizzera non permette l’estradizione di un suo cittadino. Come mai tanto clamore attorno a una vicenda di 40 anni fa? Ci saranno nuovi colpi di scena? Una confusione giuridica da chiarire e un tuffo nel clima degli anni ’80 per comprendere il contesto storico degli anni di piombo.

Modem affronta il tema con:

Agnese Balestra Bianchi, ex presidente della Corte d’assise di Lugano che condannò Baragiola all’ergastolo;

Dick Marty, già procuratore pubblico a cavallo tra gli anni ’70 e ’80;

Vladimiro Satta, storico e documentarista, autore di vari libri sugli “Anni di Piombo” e sul “caso Moro”.

 

Modem su Rete Uno alle 8.20, in replica su Rete Due alle 19.25. Ci trovate anche sul Podcast e sulle app: RSINews e RSIPlay

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