Edizione del 14.05.2019

Lavoro: troppi gli interinali

A prima vista le cifre non sono impressionanti ma il “fenomeno” è in crescita: secondo l'Unione sindacale svizzera (USS) dal 1995 la quota di lavoro temporaneo è aumentata di oltre cinque volte e si attesta oggi al 2,6% rispetto al volume complessivo. Una tendenza definita “preoccupante” dai sindacati, malgrado l'esistenza, dal 2012, di una convenzione collettiva di lavoro (ccl), poiché i dipendenti temporanei guadagnano meno, hanno un rischio più elevato di incidenti e le loro prospettive di carriera sono peggiori rispetti ai colleghi con un posto di lavoro fisso.

"Che provengano dall'immigrazione, che lavorino per Uber o per una società temporanea, le persone attive nel lavoro interinale devono avere gli stessi diritti sociali degli altri e ricevere lo stesso stipendio", ha sostenuto Pierre-Yves Maillard, neo-presidente dell’USS.

La Confederazione e i Cantoni dovrebbero inoltre stabilire delle quote massime di dipendenti temporanei che lavorano nel settore degli appalti pubblici, mentre le autorità dovrebbero anche controllare sistematicamente le autorizzazioni delle agenzie di lavoro temporaneo.

Per swissstaffing, l'associazione delle aziende svizzere di servizi per il personale, la crescita del lavoro “flessibile” rispecchia invece l’evoluzione della società e dell’economia. Nel 2018 circa 240'000 disoccupati sarebbero inoltre ritornati sul mercato del lavoro grazie ad un impiego interinale. Stabilire delle quote o, peggio, vietare il lavoro interinale violerebbe la libertà economica delle imprese attive nel settore ed i loro clienti.

È una semplice questione di punti di vista? Per discuterne a Modem intervengono:
Vania Alleva, presidente del sindacato UNIA
Giorgio Fonio, sindacalista Ocst, granconsigliere e consigliere comunale PPD di Chiasso
Sharon Guggiari, avvocata e rappresentante dell’associazione Swissstaffing
Marco Salvi, di Avenir Suisse

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