Prima dell’inizio della guerra vi transitavano circa 130 grandi navi al giorno, che trasportavano soprattutto greggio, gas e fertilizzanti per il mercato di tutto il mondo. Anche dopo l’annuncio della tregua tra Stati Uniti e Iran il numero dei transiti non è aumentato, oggi si contano sulle dita di una mano. Nello stretto transita comunque quella che viene chiamata anche una “flotta ombra” che si sposta con i geo-localizzatori spenti. Bastimenti che molto spesso trasportano petrolio iraniano destinato alla Cina. L’Iran continua ad affermare di voler mantenere il controllo dei passaggi anche in futuro, e di voler imporre anche dei pedaggi. Da numerose cancellerie è però giunta una replica di segno opposto, la navigazione del mare è un bene pubblico, il diritto internazionale garantisce un passaggio libero e senza imposizione di dazi o pedaggi. Donald Trump invece fiuta l’affare ed è pronto a gestire il canale in “joint venture” con gli Iraniani. Cosa succede nello stretto? quanto peserà questo nodo nei colloqui di pace che dovrebbero scattare sabato a Islamabad, con la mediazione del Pakistan. E cosa significa gestire oggi il commercio di questi prodotti? in un contesto economico sempre più in affanno a causa della guerra – e della fragile tregua - nel Golfo?
Argomenti che affronteremo con:
- Vicenzo Romeo, amministratore delegato di Nova Marine Holding di Lugano
- Alberto Salsiccia, Ceo di Petraco Oil Company, con sede a Lugano
- Edoardo Beretta, docente di macroeconomia internazionale all’USI di Lugano
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