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Mine vaganti

Mine antiuomo, un flagello ancora difficile da estirpare su cui lucrano banche e investitori istituzionali

  • 04.04.2017
  • 34 min
  • REUTERS
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Ordigni invisibili. Le vittime sono quasi tutti civili. E la natura perversa di queste armi mortali anche quando la guerra tace, di queste armi subdole nella loro brutalità, disperse sui territori dilaniati dalla barbarie causa un numero di morti che va ben al di là delle cifre ufficiali.

Sembrava uno dei maggiori problemi umanitari sulla via della risoluzione! La “Campagna internazionale contro le mine antiuomo” (premio Nobel per la pace 1997) a cui hanno aderito 162 paesi, registra che dal 1999 al 2013 le vittime sono scese da oltre 9mila casi all’anno a circa 3500. La convenzione di Ottawa, firmata da 122 stati, poi la convenzione di Oslo e i successivi sforzi internazionali di sminamento sembravano dunque avere ridimensionato questa tragedia umanitaria, tant’è che il 2025 era stato fissato come data entro la quale eliminare le mine anti-uomo dalla faccia della terra.

Gli stati firmatari delle due convenzioni si impegnano a rispettare gli obblighi per l'eliminazione delle mine anti persona: innanzi tutto, devono impedire produzione, uso, stoccaggio ed esportazione di questi ordigni; quindi, distruggere tutte le mine esistenti nei rispettivi arsenali; e ancora, bonificare le aree minate nel proprio territorio; infine, fornire assistenza tecnica e finanziaria per le operazioni di sminamento e l'assistenza alle vittime.

Per quanto riguarda il nostro Paese, la Svizzera ha ratificato sia la convenzione di Ottawa sia quella di Oslo, contro le mine antiuomo e a grappolo. Si è impegnata per uno sminamento umanitario adottando una strategia 2016-2019, auspicando un mondo senza più vittime di mine antiuomo, munizioni a grappolo e residuati bellici esplosivi.

Ma i morti e i mutilati sono tornati a crescere, soprattutto con il conflitto in Siria, Iraq, Sud Sudan. Con la complicità di chi investe nelle fabbriche di mine antiuomo. La campagna "Stop explosive investments" denuncia che oltre 150 istituti finanziari, tra banche, fondi pensionistici ed altri, hanno investito dal 2011 al 2014 circa 27 miliardi di dollari in compagnie produttrici di munizioni a grappolo.

Modem ne discute con:
Paola Gaeta, professora di diritto internazionale Ginevra
Rossella Miccio, coordinatrice ufficio umanitario di Emergency Italia
Stefano Toscano
, ambasciatore svizzero, direttore del centro per lo sminamento umanitario di Ginevra
E in intervista registrata, Firoz Alizada, vittima di una mina in Afghanistan che gli ha falciato due gambe a 13 anni.

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