(Keystone)

Mondiali 2022: il lato oscuro del Qatar

Le strutture che ospiteranno il torneo calcistico costruite da migranti che lavorano in condizioni di moderna schiavitù

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La Svizzera si è qualificata per i Mondiali di calcio in Qatar. Modem però non parlerà del calcio giocato. Ma di tutto quanto sta intorno alla più controversa delle Coppe del mondo organizzate dalla FIFA. Che accettò persino di disputarla in inverno pur di assegnarla al piccolo regno del Golfo.

Da anni si susseguono le denunce sulle condizioni e sui diritti violati dei lavoratori migranti che stanno costruendo gli stadi in cui si giocheranno le partite. E che in parte saranno protetti a livello militare da un sistema di difesa aerea venduto proprio dalla Svizzera.

Per realizzare questo evento il Qatar ha sfruttato la manodopera a basso costo: il piccolo emirato prolifera anche grazia al lavoro di due milioni di immigrati. Sottoposti spesso a un sistema di moderna schiavitù – la “kafala” – formalmente abolito solo nel 2020. Ma i diritti dei lavoratori, come denuncia Amnesty International – non sono tuttora rispettati. Lo scorso febbraio un’inchiesta del Guardian rivelò che nei 10 anni trascorsi dall’assegnazione di Mondiali, circa 6500 immigrati – soprattutto da India, Bangladesh, Nepal – hanno perso la vita mentre lavoravano.

Alcune nazionali di calcio sono scese in campo con scritte sulle magliette o striscioni per denunciare tutto questo. Ma non la Svizzera.

Quale ruolo deve avere lo sport? I giocatori devono prendere posizione? E la FIFA, che gestisce il gigantesco business collegato ai Mondiali, al loro sfruttamento commerciale e ai diritti televisivi?

A Modem ne parliamo con:

Giangiorgio Spiess, già componente del Comitato esecutivo dell’UEFA

Francesca Caferri, giornalista di Repubblica

 

Modem su Rete Uno alle 8.30, in replica su Rete Due alle 18:30. Ci trovate anche sul Podcast e sulle app: RSINews e RSIPlay