La Svizzera si prepara alla giornata di lutto nazionale di domani, voluta dal Governo vallesano e decretata dal presidente della Confederazione Guy Parmelin. Una giornata di raccoglimento, in memoria delle vittime dell’incendio e dedicata a tutte le persone colpite dalla tragedia di Crans-Montana a cui prenderanno parte diverse personalità nazionali e internazionali. La cerimonia si terrà a Martigny presenti il Consiglio di Stato del Vallese, il presidente della Confederazione e altri consiglieri federali. Sono inoltre invitati i capi di Stato e Governo di 37 paesi.
Il paese è invitato a fermarsi alle 14 per un minuto di silenzio in segno di cordoglio. Alla stessa ora tutte le campane della Svizzera suoneranno e pochi minuti prima i macchinisti azioneranno le sirene dei treni. E ci saranno anche altri momenti di commemorazione in diversi comuni, città, nelle scuole di vari Cantoni.
In questi giorni oltre al peso della tragedia si sono fatte pesanti anche le parole, quelle dell’opinione pubblica, della politica, di chi chiede venga fatta giustizia e venga fatta in fretta. Parole a volte anche taglienti nei confronti di un paese, la Svizzera, forse vista come “troppo perfetta” perché una tragedia del genere potesse accadere dentro i suoi confini. Parole e rabbia che sono frutto forse anche un tentativo di elaborare il trauma collettivo, di spiegare a noi stessi la tragedia.
Ne parleremo a Modem con
Gian Lorenzo Cornado, Ambasciatore italiano in Svizzera
Roberto Balzaretti, Ambasciatore svizzero in Italia
Angela Andolfo Filippini, psicologa e psicoterapeuta, specializzata in psicotraumatologia
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