Neve, soldi e paletti

Il Gran Consiglio ticinese vota sui contributi pubblici agli impianti di risalita

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Ammonta a 5,6 milioni di franchi, un po' di più rispetto al quadriennio precedente, il contributo finanziario a favore degli impianti di risalita di Airolo, Bosco Gurin, Campo Blenio, Carì e Nara.

Se negli anni scorsi il passaggio del finanziamento pubblico in Gran Consiglio era coinciso con grandi polemiche e scontri ideologici e non, oggi il dossier appare meno scottante e controverso. Il credito, diviso in due tranche, impone delle condizioni alle società di gestione degli impianti, e in particolar modo suggerisce una nuova chiave di riparto (chi prende quanto), vincolandola al numero e alla tipologia degli impianti, al loro numero, ai chilometri di piste e anche ai progetti di collaborazione nel marketing e nella vendita e nella manutenzione che gli attori sul territorio saranno in grado di mettere in piedi.

L'obiettivo è di allungare la stagione turistica e di non limitarsi ai mesi invernali, dove la neve non è valore sicuro. Si mira ad un approccio che privilegi la messa in rete dell'offerta turistica spalmata sulle quattro stagioni.

Le sfide per il turismo, soprattutto quello tradizionalmente invernale, sono molte, non da ultimo quelle legate alla situazione pandemica. Ne parliamo con:

Giovanni Frapolli, proprietario degli impianti di Bosco Gurin;

Andrea Rinaldi, responsabile marketing della Valbianca SA, che gestisce gli impianti di Airolo;

Denis Vanbianchi, gestore degli impianti di Campo Blenio e

Michele Guerra, granconsigliere della Lega, relatore del rapporto della Commissione gestione e finanze.

 

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