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Nueva era política

Legislative spagnole, verso la fine del bipartitismo

  • 21.12.2015
  • 30 min
  • keystone
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E’ molto probabile che, per la prima volta dalla caduta di Franco, la Spagna si sveglierà il lunedì che segue le elezioni generali senza un governo. Osservatori e sondaggi concordano: le legislative 2015, che hanno chiamato alle urne 36 milioni di cittadini, stanno portando alla fine del bipartitismo PP-PSOE, ovvero le due coalizioni che si sono alternate al potere negli ultimi 40 anni. Si tratta del Partito Popolare (con a capo il primo ministro Mariano Rajoy) e del Partito Socialista Operaio Spagnolo (guidato da Pedro Sanchez), a fianco dei quali sono quest’anno in lizza anche i movimenti Podemos (di sinistra, con a capo Pablo Iglesias) e Ciudadanos (movimento borghese di centro di Albert Rivera).

Quattro partiti in corsa anziché due, con formazioni entrate nella scena politica nazionale solo di recente ma che raccolgono il consenso della protesta contro il sistema tradizionale spagnolo e la corruzione politica. A giocare un importante ruolo, in queste elezioni generali spagnole, ci sono però anche le correnti indipendentiste e quelle esasperate dall’austerità. La protesta, in chiave governativa, dovrebbe in ogni caso passare dalla negoziazione coi partiti storici. Così come il premier Rajoy, dato ancora per favorito, dovrà scendere di volta in volta a patti.

Quale sarà l’esito dell’annunciata frammentazione istituzionale? A Modem risultati e prime analisi con: Ramon Marimon (professore alla Graduate School of Economics di Barcellona), Claudio Venza (professore di storia della Spagna contemporanea all’UNI di Trieste) e col giornalista del Paîs.

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