Edizione del 25.03.2019

Quale futuro per la Thailandia?

La Thailandia al voto, il primo dopo 5 anni di dittatura militare. Fra speranze di un'apertura alla democrazia e disillusione di storie già vissute (12 i colpi di stato riusciti e una ventina le costituzioni ideate negli ultimi decenni), il paese torna a dire la sua. Tutto questo avviene in un contesto che da anni vede la popolazione divisa tra chi sostiene i generali al potere e chi vorrebbe invece un cambiamento.

51 milioni di thailandesi al voto e tra loro ci sono anche 7 milioni di giovani tra i 18 e i 25 anni che non sono mai andati alle urne.

A dettare le regole di queste elezioni legislative, la giunta militare già artefice del colpo di stato del 2014. Sono infatti state prese diverse precauzioni per evitare la perdita del controllo del paese; tra queste è stata anche apportata una modifica alla Costituzione che assicura 250 seggi in Senato ai militari.

Per molti osservatori si cambierà per in realtà non cambiare, con il binomio esercito-monarchia, geloso dei propri poteri, a farla da padrone. Ne parliamo con:

Loretta Dal Pozzo, collaboratrice RSI dal sud-est asiatico;

Michelangelo Pipan, ex ambasciatore a Bangkok;

Edoardo Siani, antropologo basato a Bangkok si occupa della Thailandia contemporanea;

Giuseppe Gabusi, docente di economia politica del sud-est asiatico Università di Torino

 

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Mare di plastica

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