(keystone)

Svizzera - Cina: tra dipendenza e affari

Cresce l'innovazione, ma anche l'autoritarismo cinese. Tempo di bilanci per chi, come la Svizzera, ha un accordo di libero scambio con il paese asiatico.

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Quanto hanno fruttato alla Svizzera gli accordi di libero scambio con la Cina? Quanto stanno investendo le banche e gli istituti finanziari svizzeri su quel mercato? Quanto è dipendente la Svizzera dalle catene di fornitura cinesi nei settori strategici? E cosa fare con il 5G di Huawei in Svizzera: buttar via miliardi di infrastruttura, smantellare antenne, rinunciare ad un’ondata di innovazione o arrischiare di subire sanzioni/ritorsioni americane? E alla luce dell'accresciuto autoritarismo cinese, si può continuare a considerare la Cina un partner commerciale come un altro?

In casa socialista c’è chi chiede di rinegoziare l’accordo di libero scambio con la Cina e di bandire Huawei dal paese.

Prendiamo spunto da una mozione di Marco Chiesa presentata agli Stati (e rimandata in commissione) che chiede di analizzare il posizionamento internazionale e gli accordi di libero scambio della Svizzera per parlarne con:

Marco Chiesa, consigliere agli Stati e vicepresidente Unione Democratica di Centro

Jon Pult, consigliere nazionale Partito Socialista

Alessandra Gianella, camera di commercio Svizzera-Cina

 

Con:

Intervista registrata a Mathias Hoffmann, professore di commercio e finanza internazionale all'università di Zurigo

 

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