Manifestanti in protesta, stamani a Gerusalemme, nei pressi della sede della Corte suprema
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Tensione mai vista in Israele

Proteste e controproteste sulla legge giudiziaria dividono il Paese

  • reuters
  • 28.3.2023
  • 30 min
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Quando un Paese si spacca in due o è ad un passo dal farlo. È quanto sta capitando in queste ore a Israele, confrontato con una contesa che non accenna a placarsi. Al centro delle proteste c’è la riforma del sistema giudiziario voluta dal governo di estrema destra guidato da Beniamin Netanyahu. Una riforma contestata dalla piazza - con oltre 700mila persone che in diverse città del Paese hanno espresso pubblicamente il loro malcontento - e che mira a indebolire la capacità d’azione della Corte suprema. Si teme dunque una messa sotto tutela dell’indipendenza della magistratura, che in Israele svolge un ruolo fondamentale nel controllo del governo, visto che il sistema legislativo non si basa su una Costituzione e che il Parlamento è dotato di una sola Camera.

Per il governo, invece la giustizia, è fortemente politicizzata e per questo motivo va riformata. Fino a ieri sera a nulla erano valsi gli appelli all’unità del Paese da parte del presidente israeliano Issac Herzog. Il recente licenziamento del ministro della difesa, decretato da Netanyahu, ha invece gettato ulteriore benzina sul fuoco della protesta popolare, in un contesto che per alcuni osservatori potrebbe anche condurre ad una guerra civile. Ieri sera la svolta con Potenza ebraica, il partito di estrema destra di Itamar Ben Gvir, che ha annunciato la propria disponibilità a rinviare la riforma fino alla ripresa della Knesset, ma solo dopo l'impegno sottoscritto da Benjamin Netanyahu.

Ne parliamo con:

  • Sergio della Pergola, commentatore politico e professore di demografia all’Università ebraica di Gerusalemme;

  • Michele Giorgio, collaboratore RSI a Gerusalemme;

  • Claudio Vercelli, docente a contratto di studi ebraici all’Università cattolica di Milano.

Vi proponiamo inoltre anche un’intervista registrata a David Cassuto, già sindaco di Gerusalemme.

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