Cabina telefonica
Cabina telefonica

Telefono pubblico, addio

Nel 1996 in Svizzera le cabine telefoniche erano 13'400; oggi sono 4’200

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La cabina telefonica "deve consentire di effettuare e ricevere, in tempo reale, chiamate telefoniche nazionali, di effettuare, in tempo reale, chiamate telefoniche internazionali, e di accedere nelle tre lingue ufficiali ai servizi d’emergenza e alle iscrizioni degli elenchi dei clienti di tutti i fornitori di prestazioni del servizio universale in Svizzera". Così recita la concessione per il servizio universale.

"L’apice del loro successo è stato nel 1996", racconta Mauro Regusci, portavoce di Swisscom, "in quegli anni ce n’era una ogni tre abitanti". Il loro destino era però già segnato: la svolta nel 1998 quando è stato privatizzato il mercato della comunicazione mobile. I prezzi si sono abbassati e il cellulare è diventato accessibile a tutti. "Da quel momento è cominciato a calare l’interesse per il telefono pubblico, quindi per la cabina telefonica", aggiunge Regusci.

Ai comuni l’ultima parola

Oggi Swisscom a scadenze regolari segnala ai comuni le cabine telefoniche che non hanno più senso di esistere. Ai municipi però spetta l’ultima parola, poiché la concessione dice che ogni comune ha diritto ad avere almeno un telefono pubblico. "Viste le statistiche il Municipio ha dovuto arrendersi all’evidenza", racconta il sindaco di Lavizzara Michele Rotanzi, "le cabine telefoniche di Menzonio, Brontallo e Fusio registravano una o due chiamate al mese". Così, quella di Menzonio oggi ospita un defibrillatore.

il sindaco e la cabina-defibrillatore
il sindaco e la cabina-defibrillatore (Fonte: RSI)




Con la cabina, le Taxcard

In via di sparizione ci sono anche le Taxcard, le schede prepagate nate nel 1994, più pratiche, questo era il pensiero di Swisscom, delle monetine.

Accursio e Giusy Lotà
Accursio e Giusy Lotà (Fonte: RSI)

Belle e colorate, in molti le collezionavano. "I primi anni ne trovavo anche 15 ogni volta che entravo in una cabina". Accursio Lotà ha recuperato per noi la sua collezione, che riposava a casa dei suoi genitori. "Dopo un anno sono diventate due e poi, nemmeno quella. Era arrivato il cellulare e nessuno le utilizzava più".