Un uovo con tre tasti

Per allevare un amico alieno

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Era novembre del 1996 quando il giapponese Aki Maita inventa il Tamagotchi, un giocattolo elettronico portatile ("watch", orologio da polso) a forma di uovo ("Tamago"). Lo produce la ditta Namco Bandai e in pochi mesi vende quattro milioni di copie (che con il passare degli anni sono diventate 80).

Un simulatore di vita

L'obiettivo del gioco? Fare crescere un amico alieno, con tutto ciò che questo comporta. Ovvero, tanto tempo da dedicargli."Nelle prime versioni non c'era la modalità pausa", ricorda Stefano Maccarinelli, che i giochi elettronici, li crea, "bisognava quindi portarlo sempre con sé, ricordo i sequestri da parte dei professori, non era facile occuparsi di lui".  

Il Tamagotchi fu il primo "simulatore di vita", ovvero un gioco che obbligasse qualcuno, con soli tre tasti, a prendersi cura di qualcun altro, seppur con pochi pixel. "Come ogni nuova tecnologia, anche la moda del Tamagotchi fu accompagnata, soprattutto in Occidente, da grandi polemiche", spiega Stefano Maccarinelli, "c'era chi riteneva che il giocattolo avesse una cattiva influenza sui giovani, che diventavano schiavi dell'ovetto. Poi c'era chi credeva che l'eventuale morte dell'amico virtuale potesse provocare dei traumi nei bambini". Le polemiche non fermarono però l'ascesa del Tamagotchi che nel 1997 arrivò in Europa.

La conquista d'Occidente

File ai negozi, nonni alla ricerca del giusto colore, studenti con il naso nell'uovo. E in poco tempo, gli esemplari venduti si moltiplicarono. "Erano tantissimi", testimonia Marisa Ruga, che nel 1997 i Tamagotchi li vendeva, "fu un vero boom e colpì tutti". La moda però non durò, sicuro, non in Europa. "Alla fine mi sono stufato", racconta Ivan che aveva un Tamagotchi alternativo. "Ero esasperata e fu così che andò a morire", conferma Roberta che invece aveva ricevuto l'originale. Tre tasti, tre pasti e un po'di coccole, durano poco.