"Parrocchia al capolinea. Fine o ripartenza?" di  Sergio Di Benedetto, Edizioni Paoline (copertina)
Controcorrente

Le parrocchie sono al capolinea perché non hanno saputo adeguarsi ai cambiamenti dei tempi?

  • 31.03.2026
  • 39 min
  • Antonio Bolzani
  • paoline.it
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Le parrocchie hanno saputo adeguarsi ai cambiamenti e alle trasformazioni della società? Quale sarà il loro futuro e cosa, invece, ha rappresentato il loro passato? In Ticino sono 255 le parrocchie presenti sul territorio della Diocesi di Lugano: sono giunte al capolinea?
Ne parliamo oggi con voi e con Sergio Di Benedetto, autore del libro Parrocchia al capolinea. Fine o ripartenza? (Edizioni Paoline). Di Benedetto, insegnante al liceo Terragni di Olgiate Comasco, ricercatore, drammaturgo e già dottore di letteratura all’USI è da tempo impegnato in diverse realtà della Chiesa milanese. Da qui trae spunto la sua riflessione sullo stato di salute e sulle prospettive per le parrocchie di oggi, uno sguardo lucido e critico valido anche per la realtà ticinese: nel libro si parla di crisi di fede, di persone, di pensiero, di strutture, di linguaggio, di credibilità, d’identità, di fiducia e di territorialità. L’autore si interroga sulla possibilità di una “resurrezione” per le parrocchie, oggi stanche, segnate dal calo dei fedeli e preda di molteplici crisi, dentro un contesto oramai post-cristiano in cui si dovrebbe puntare sull’aspetto relazionale intergenerazionale. La riflessione si ispira al brano di Giovanni 21, la pesca miracolosa sul lago di Tiberiade, simbolo di buio, reti vuote e sfiducia, ma anche di ripartenza, grazie alla presenza del Risorto, che si manifesta in modo inatteso per indicare sentieri nuovi di speranza. Secondo Di Benedetto, per tornare feconda, la parrocchia deve anzitutto fare un onesto esame di coscienza su cosa le ha impedito di essere generativa, per poi lasciarsi evangelizzare da coloro che stanno fuori da essa, ripensando strutture, ruoli e relazioni. Nel libro si propongono alcune piste, idee e spunti concreti di lavoro che coinvolgono presbiteri, laici, consacrati, famiglie e giovani, senza dimenticare chi si è allontanato o è alla ricerca di qualcosa. Solo «gettando la rete in un altro modo» e ascoltando con docilità, sarà possibile aprire dei sentieri di vita nuova e ricomporre delle relazioni in cui si possa nuovamente riconoscere il Risorto. 

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