Masochismo è una parola che inquieta, ma racconta molto di noi. Nel suo nuovo saggio, Farsi male. Variazioni sul masochismo (Einaudi) lo psichiatra e psicoanalista Vittorio Lingiardi, professore di Psicologia dinamica alla Sapienza di Roma, esplora le forme quotidiane con cui spesso sabotiamo il nostro benessere: ci consumiamo in relazioni sbagliate, cerchiamo ciò che è destinato a fallire, ci sentiamo in colpa di fronte a un successo, esitiamo a scegliere per il nostro bene. Le forme del farsi male sono molte: si sfiorano, si sovrappongono, mai del tutto riducibili a un’unica definizione.
Il volume sta suscitando un forte interesse e ha superato in breve tempo le 25.000 copie vendute. Autore di rara finezza e intensità, capace di unire rigore clinico e profondità sensibile e umanistica — dialogando con la poesia, il mito e il cinema — Lingiardi ha saputo conquistare lettori e critica. Reduce dal successo del precedente Corpo, umano, entrato nella cinquina del Premio Strega 2025 — ne avevamo parlato in questo programma e in un vivace incontro pubblico al LAC — affronta qui l’universo del masochismo, spogliandolo dei suoi stereotipi.
Scordatevi quindi fruste o manette: è un’indagine sulle nostre trame interiori nel quotidiano, sui copioni emotivi che insistono e ritornano. Nelle relazioni e nel lavoro, nella colpa e nelle abitudini, in quei gesti minimi con cui, a volte, ci consegniamo a ciò che ci ferisce. Un invito a distinguere la convivenza inevitabile con il dolore dalla connivenza sottile che ci trattiene, e a immaginare altre rotte. Con uno sguardo finale, inedito, anche alle dinamiche collettive, politiche e all’armonia necessaria fra tutte le forme di vita. Perché, scrive Lingiardi, vivere senza dolore è impossibile, ma possiamo contenere i danni: imparando a conoscerci. Prima che “farsi male” diventi abitudine o necessità.
Lo incontriamo nel suo studio, nel cuore della vecchia Milano, affacciato su una corte ricca di piante: due poltrone rosse, un tavolino d’epoca con oggetti che sembrano custodire storie, e pareti abitate da libri che non smettono di parlare a chi li ha scelti.
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