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Agricoltori confrontati con la guerra e Festa del papà o del babbo? (2./3)

Con Enrica Alberti e Antonio Bolzani, in conduzione Isabella Visetti

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Tra i molti effetti della guerra in Ucraina c’è anche quello sulle catene di approvvigionamento, non solo nel settore energetico, ma anche in altri ambiti commerciali e produttivi. Si è per esempio parlato di difficoltà nel reperire fertilizzanti, granaglie, foraggio. Per capire meglio la situazione del settore agricolo e della filiera agroalimentare abbiamo interpellato  , agronomo e segretario dell'Unione Contadini Ticinesi (UCT).
A cura di Enrica Alberti.

Fra le prime parole del linguaggio infantile, facili da produrre perché sono suoni costituiti dalla ripetizione di una sillaba, perlopiù formata dalla vocale a e da una consonante bilabiale (p, b, m), vi sono mamma, papà e babbo: sono termini affettivi per “padre” e “madre” che hanno un’origine lessicale interessante. Noi oggi, in vista del 19 marzo e della Festa del papà, così come la chiamiamo noi, ci soffermiamo sulle differenze fra le espressioni “papà”, che è un vecchissimo francesismo, utilizzato tradizionalmente anche nel nord Italia, e “babbo” che è più locale, che è diffuso in Toscana fin dall’antichità e che lo si trova in tutti i dizionari. Ma oggi non sono soltanto i toscani a chiamare babbo la figura paterna; anche in Romagna, Umbria, Marche, Sardegna e nel Lazio settentrionale il babbo ha lo stesso significato di padre ed è diffuso nella medesima accezione. Ma quale parola è nata prima: babbo o papà? Lo scopriamo grazie al professor Lorenzo Tomasin che è ordinario di Filologia romanza e di Storia della lingua italiana all'Università di Losanna.
A cura di Antonio Bolzani