Gli attentati dell’11 settembre 2001 e il complottismo in rete

Con Nicola Colotti

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Alla vigilia dell’anniversario dell’11 settembre 2001 riemerge ogni anno il dibattito su tutti gli elementi controversi degli attentati terroristici che sconvolsero gli Stati Uniti e il mondo. La commemorazione per le migliaia di vittime riporta alla mente le terribili immagini che tutti ricordiamo in una sorta di rito collettivo in cui basta pronunciare la data del giorno e del mese a tutti sanno di cosa si parla.
Tutti ricordano dov’erano e cosa stavano facendo quando arrivarono le prime immagini di una delle due Torri gemelle in fiamme e lo schianto di lì a poco del secondo aereo.

Con la memoria di quel giorno si riaccende anche la fiamma delle teorie del complotto, così accade ancora oggi per l’anniversario dell’uccisione di John Kennedy a Dallas il 22 novembre 1963. Anche in questo caso vale la memoria collettiva: al pari degli attentati dell’11 settembre tutti ricordavano dov’erano il 22 novembre 1963 quando arrivò la notizia della morte di JFK.

E forse non è un caso se due tra i più dirompenti attentati del secolo restano avvolti nella densa nube del possibile complotto, della cospirazione di Stato. È un interessante fenomeno di condivisione (si potrebbe dire di “contaminazione”) che ha il suo risvolto sociale nel diffuso sospetto di trame oscure ordite da un potere altrettanto oscuro. Le dimensioni disastrose degli attentati dell’11 settembre 2001 hanno portato alla nascita di teorie di ogni genere sul susseguirsi degli avvenimenti di quel giorno, alimentando il sospetto di un complotto ordito dallo stesso governo americano, di cui però non si è mai trovata la prova incontrovertibile. Con l’avvento di Internet e la circolazione delle più fantasiose e improbabili teorie della cospirazione gli attentati dell’11 settembre sono diventati un emblema della cultura del sospetto che da secoli contrappone il “popolo” al “potere”. Una cultura del sospetto che si ritrova in molti altri avvenimenti della storia, soprattutto del ventesimo secolo.

Di fronte a dubbi e domande sempre leciti ci mancherebbe, proliferano in rete i “si dice”, “ho letto da qualche parte”, “c’è un esperto che sostiene …”. Il complottismo si propaga anche grazie a fake-news, a cui si contrappone il difficile e necessario lavoro di “fact-checking” di esperti sovente criticati da chi è convinto di poter sempre mettere in discussione tutto: anche i fatti.

Ospiti:
Paolo Attivissimo, giornalista informatico esperto di bufale e fact checking
Marina Montesano, Professore ordinario di Storia Medievale Dipartimento di Civiltà antiche e moderne Università di Messina