Il 5 luglio 1946, la modella Micheline Bernardini sfoggia per la prima volta il bikini, disegnato da Louis Reard, alla piscina Molitor di Parigi.
Millevoci

Il Bikini: 80 anni di storia

Gli 80 anni del bikini, un tema di costume fra cinema, fotografie, pudore e due pezzi di storia

  • 10.07.2026
  • 16 min
  • Antonio Bolzani
  • keystone
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Il 5 luglio 1946 l’ingegnere automobilistico francese Louis Réard presentò per la prima volta il costume spezzato. Con quattro triangoli e pochi centimetri di stoffa che lasciavano scoperta la pancia, la storia di un accessorio femminile che fino a quel momento era molto coprente si ribaltò per sempre e i paradigmi che fino ad allora avevano dominato le convenzioni sociali sull’abbigliamento presero definitivamente un’altra strada, seppur già in epoca romana ci fu qualche intuizione affine al moderno bikini, più che altro però allora pensato per le attività fisiche e sportive. Con la giornalista di moda Rebecca Bruni vi spieghiamo come si giunse 80 anni fa a quest’invenzione e soprattutto perché fu una sorta di rivoluzione: facendo un passo indietro nel passato, fra la storia e le origini del nome bikini, passando dalle immagini, dalle fotografie pubblicitarie, dalle modelle e dalle attrici del cinema che per prime hanno indossato il costume a due pezzi. C’è poi il tema delle dimensioni, da sempre oggetto di discussione, del bikini di ieri e di oggi. Ricordiamo anche che l’invenzione del bikini destò scandalo: negli anni Quaranta e Cinquanta venne proibito su molte spiagge, osteggiato dalle istituzioni, come la Chiesa Cattolica, che lo ritenevano contrario al pudore. Le stesse modelle dell’epoca rifiutavano di indossarlo, poiché lo ritenevano troppo osé; e oggi, oltre ai colori, alle diverse forme e alle tante varietà del bikini, c’è il ritorno del costume intero. La moda che cambia e che guarda indietro e avanti, o se preferite corsi e ricorsi storici di un indumento per i bagni nell’acqua e per esporsi al sole, sia esso il costume intero o a due pezzi, la cui sensualità può lasciare anche spazio anche all’immaginazione di chi lo indossa e di chi lo osserva.

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