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Il mercato del lavoro ticinese e quella precarietà che fa paura

Con Antonio Bolzani

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Il numero dei lavoratori frontalieri in Ticino è oramai da diversi anni in aumento: nell’ultimo trimestre, secondo l’Ufficio federale di statistica, sono 67'900, con una crescita del 7,9 per cento rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno.
Da questa cifra si può facilmente intuire che attualmente il mercato del lavoro ticinese necessita di un’approfondita riflessione: è, insomma, doveroso e quanto mai opportuno chiedersi per quale motivo i frontalieri sono così tanti e quali sono e quali saranno le conseguenze a media, lunga scadenza per l’economia del nostro Cantone.


La riflessione è certamente molto più ampia rispetto ai soli numeri e si allarga al lavoro interinale, al lavoro a tempo parziale, all’incremento dei frontalieri soprattutto nel settore terziario, agli Accordi bilaterali, ai disoccupati di lunga durata, ai giovani residenti in cerca di impiego, alla formazione, ai salari minimi e massimi, alla tipologia delle aziende presenti sul territorio, alle strade intasate da un traffico sempre più caotico e problematico e ad una precarietà generale e trasversale che si avverte un po’ dovunque.


Cosa fare, dove intervenire e come provare a uscire da questa difficile e negativa situazione che riguarda il mercato del lavoro? Ne parliamo oggi a Millevoci.  

Ospiti
Stefano Rizzi, Direttore della Divisione dell’economia del Dipartimento finanze ed economia
Fabio Losa, economista e ricercatore della SUPSI e coordinatore del gruppo di lavoro del DFE per riflettere sul mercato del lavoro ticinese
Luca Albertoni, direttore della Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del Cantone Ticino
Giangiorgio Gargantini, segreteria regionale di Unia Ticino