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L’aria del Lock down era migliore…

Con Nicola Colotti

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“Ripercussioni del Lock down Covid-19 sull’ambiente” è il titolo del simposio pubblico tenutosi giovedì 10 settembre al Campus di Trevano, organizzato dall’Istituto scienze della Terra della SUPSI. Al convegno hanno partecipato esperti dell’ambiente naturale, della meteorologia e della qualità dell’aria. Durante i mesi di sospensione di gran parte delle attività economiche e sociali, con la riduzione del traffico motorizzato e aereo, la qualità dell’aria è sensibilmente migliorata.

Le immagini della catena dell’Himalaya visibile dalle pianure dell’India o quelle satellitari della pianura padana priva dell’abituale coltre di smog hanno suscitato stupore e persino qualche speranza su una riduzione globale dell’inquinamento atmosferico, che effettivamente c’è stato.

Tre mesi di drastica riduzione delle attività umane inquinanti sono pochi eppure sono bastati a mostrare come l’atmosfera e in generale gli ecosistemi in cui viviamo possano reagire rapidamente ripristinando equilibri naturali “dimenticati”. Cieli senza aerei e strade senza auto durante il lock down tuttavia non bastano a invertire i meccanismi del surriscaldamento climatico; l’atmosfera non è come il motore della nostra auto che basta spegnere per interrompere l’emissione dei gas di scarico.

Il Lock down è però un’esperienza sulla quale conviene riflettere: rappresenta in un certo senso il più grande esperimento climatico a livello globale che nessun scienziato avrebbe mai osato tentare. Se gli ecosistemi naturali possono reagire in tre mesi con una riduzione delle emissioni inquinanti che gli accordi sul clima mirano a raggiungere sull’arco di anni, significa che la via da seguire non è soltanto irrealistica o, peggio, irrealizzabile.
Il simposio della SUPSI ha messo in evidenza altri elementi interessanti su cui riflettere, a cominciare dagli effetti parossistici del ritorno alla cosiddetta “normalità”. L'inquinamento è tornato a salire, gli ecosistemi non antropizzati a ritrarsi e il nostro futuro ecologico, al di là di quello economico, è tornato ad essere preoccupante.

Ospiti:
Giovanni Bernasconi, Capo Sezione della protezione dell'aria dell'acqua e del suolo, Divisione dell’ambiente del Dipartimento ticinese del Territorio
Marco Gaia, meteorologo, responsabile Meteo Svizzera Locarno Monti
Marco Pons, Primario e capo Dipartimento di Pneumologia all’Ospedale regionale di Lugano, membro del GOSA - Gruppo operativo salute e ambiente