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La cura contro il nemico invisibile, tra fragilità, smarrimento e rassegnazione

Con Antonio Bolzani

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IIn questo maledetto 2020 dominato dalla pandemia, ci si è più volte chiesti quanto e come siamo in grado noi, come società, di affrontare questa crisi dal punto di vista psicologico e sociologico. Analizzando ciò che sta accadendo, nelle nostre coscienze, nel terremoto prodotto da questi angosciosi e inquietanti mesi, emergono alcuni denominatori comuni riscontrabili in diverse categorie di persone: incertezza, paura, disorientamento, disperazione, rassegnazione, ribellismo e fragilità. Stati d’animo comprensibili in un periodo emotivamente carico e distante dalla normalità – distante in tutti i sensi! - come questo, sensazioni che il professor Umberto Galimberti, acuto filosofo e analista del pensiero umano, ha spiegato in una recente intervista apparsa sul Corriere della Sera.
Ebbene, secondo Galimbertiabbiamo un’umanità più fragile rispetto a quella uscita dalla Seconda guerra mondiale. Abbiamo una società debole, non abituata al sacrificio, alla fatica, all’impegno e alla solidarietà”. E poi, tra gli altri stimolanti temi affrontati, c’è anche quello molto pertinente della perdita delle tre dimensioni della vita: il passato, il presente e il futuro si sono appiattiti in una dimensione sola, si è insomma smarrita la tridimensionalità che non ci fa più guardare indietro e avanti. Siamo, insomma, passati dall’angoscia iniziale dei primi mesi di pandemia ad una sorta di spaesamento che significa non avere più punti di riferimento. Ci si muove su sabbie mobili, stanchi di essere confinati e privati di un paesaggio in cui abitare e vivere la nostra vita quotidiana con una certa quiete. Abbiamo perduto la normalità del nostro vivere.
Cosa significa questo e cosa può produrre questo stato di smarrimento? Il distanziamento sociale e fisico è sopportabile come condizione esistenziale? Il mestiere di vivere, anche per i giovani, è cambiato: cosa resterà in loro di questa difficilissima esperienza? E gli anziani, spesso ancora più soli e spaesati, come ne usciranno? Questa minaccia generalizzata su tutti i territori e in tutti gli strati sociali è simile ad una guerra -questa volta con un nemico invisibile- oppure le guerre sono molto più tragiche e hanno conseguenze più devastanti?

A queste ed altre domande su come stare e sostare nel nostro sofferto e tormentato tempo rispondono:
Lina Bertola, filosofa
Maria Rosaria Valentini, scrittrice
Orazio Martinetti, storico
Lorenzo Pezzoli, psicologo e psicoterapeuta, membro anche della Task Force cantonale e professore in psicologia applicata presso il Dipartimento economia aziendale, sanità e sociale della SUPSI di Lugano