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Meglio prevedere (ma cosa?) o lasciare al caso (evolutivo)?

Con Nicola Colotti

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In un momento ancora carico di dubbi e incertezze legate all’evoluzione della pandemia, notizie come quella recente di uno studio condotto dai ricercatori dell’EOC che consentirebbe di prevedere il decorso più o meno grave della malattia suscitano interesse e speranze. Un altro progetto di ricerca internazionale di cui l’USI di Lugano è partner si prefigge di creare una banca dati per prevedere l’evoluzione e l’impatto del Covid19 così da anticipare le politiche pubbliche e le pratiche d’intervento per contenere gli effetti negativi di una qualsiasi pandemia. Mai come nella nostra civiltà avanzata si sono sviluppate tante capacità tecnologiche e digitali che ci hanno portato a una crescente volontà e capacità di prevedere l’evoluzione di fenomeni individuali e collettivi. Al di là degli indubbi vantaggi per il genere umano (pensiamo non soltanto alla pandemia Covid19 ma anche ad esempio all’evoluzione dei mutamenti climatici), la fiducia nella tecnologia ci porta a voler anticipare qualunque aspetto della vita, fino ad immaginare scenari fino a ieri fantascientifici come la possibilità di prevedere se geneticamente vivremo a lungo e sani oppure se ci ammaleremo di malattie gravi. Se da un lato tutto questo appare molto utile, e per alcuni aspetti necessario, dall’altro questa tentazione “previsionale” appare persino agghiacciante. Tanto più se pensiamo che il genere umano si è evoluto anche grazie alla “imprevedibilità” e alla capacità di adattamento a fenomeni improvvisi e inattesi, divenuti via via più comprensibili (quindi anche prevedibili) grazie all’evoluzione della scienza. Nella civiltà odierna, basata sulla tecnologia digitale, siamo ancora capaci di affrontare - senza elaborare grandi quantità di dati scenari deterministici - l’imprevedibilità del destino umano che è la più grande e affascinante delle sfide con cui dagli albori dell’umanità siamo confrontati?

Sono ospiti:
Marco Cagnotti
, fisico e divulgatore scientifico
Telmo Pievani, professore ordinario al Dipartimento di Biologia dell’Università di Padova dove insegna Filosofia delle Scienze biologiche, saggista
Luca Mercalli, climatologo, presidente della Società meteorologica italiana membro del consiglio scientifico dell’Istituto Superiore di protezione e ricerca ambientale italiano