Partono per studiare e non fanno ritorno (keystone)

Partono e non ritornano più: la fuga di cervelli dal Ticino

Con Antonio Bolzani

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Concluso il loro percorso scolastico e formativo in Ticino e poi gli studi accademici nelle università e nei Politecnici svizzeri, sempre più giovani restano oltre Gottardo a vivere e a lavorare. Partono e quasi sempre non ritornano più: del fenomeno della cosiddetta fuga di cervelli si è parlato e dibattuto soprattutto negli ultimi tempi e le statistiche indicano che sono 800 i giovani laureati in fuga ogni anno dal Ticino. I motivi: oltre Gottardo -e soprattutto a Zurigo- i salari sono molto più elevati e le possibilità di carriera e di sbocchi lavorativi decisamente superiori. Un numero importante che impone una seria e urgente riflessione e che occupa e preoccupa gli esperti e le autorità politiche confrontati con un Ticino che si sta impoverendo in vari ambiti, che privilegia la manodopera a basso costo e nel quale, rispetto alle altre regioni di frontiera elvetiche, il divario salariale fra svizzeri e frontalieri è molto alto e atipico, con la conseguenza di spingere verso il basso tutti i salari. Se è vero che da sempre i salari mediani svizzeri sono più elevati rispetto a quelli ticinesi, la tendenza che però oggi inquieta è che questa differenza sta diventando sempre più grande, creando dei divari che arrivano anche a stipendi maggiori, per gli stessi profili professionali, del 40 per cento in più e non giustificati da costi della vita maggiori in altri Cantoni rispetto alle nostre latitudini. Chi non scapperebbe di fronte a simili incentivanti proposte di paga? A tutto ciò bisogna anche aggiungere sia le inquietanti previsioni che indicano per il Ticino un costante e progressivo calo demografico sia la tendenza del mercato del lavoro -laddove è possibile- a sostituire e a rimpiazzare, per motivi finanziari, i dipendenti formati “internamente” con i frontalieri. Cosa fare allora e come reagire di fronte a statistiche che non mentono e che per certi versi sono impietose? E chi dovrebbe e potrebbe intervenire per invertire questa tendenza? È definitivamente tramontata l’epoca dei posti sicuri, fissi e ben retribuiti? Gli scenari futuri, con il calo demografico, renderanno ancora meno attrattivo, meno dinamico e meno competitivo un Ticino che sembra sempre più disorientato e incapace di trovare dei rimedi validi e duraturi? Del tema della fuga di cervelli dalla Svizzera italiana, delle elevate differenze salariali tra il Ticino e il resto della Svizzera e delle ragioni per cui oggi lo stesso Cantone si trova in questa fragilissima e poco attrattiva situazione e con un potenziale economico indebolito, ci occupiamo nella puntata di Millevoci.

Sono ospiti:
Moreno Baruffini
, ricercatore all’USI presso l’Istituto di Ricerche Economiche dove è responsabile dell’Osservatorio delle dinamiche economiche e del mercato del lavoro
Pau Origoni, capo dell’Ufficio di statistica del Dipartimento delle finanze e dell’economia
Luca Castelnovo, manager di filiali di farmacie a Zurigo