KIA_9206 copia.jpg Concita De Gregorio
Pane, amore e fantasia

Il corpo lo sa

Concita De Gregorio e Fabio Merlini al microfono di Michela Daghini

  • 27.06.2026
  • 1 h e 15 min
  • Copy: Chiara Pasqualini-MUSA
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C’è un filo sottile che tiene insieme le vite, attraversa le relazioni, e spesso cambia il modo in cui stiamo al mondo. È la cura. Non come parola astratta, ma come pratica quotidiana, nel modo in cui si ascolta, si guarda, si resta.

La giornalista e scrittrice Concita De Gregorio, voce autorevole del panorama culturale italiano, editorialista di Repubblica e già direttrice de l’Unità – ce ne parla a partire dal suo ultimo libro. La cura (Einaudi), è un racconto corale e intimo che ripercorre il suo vissuto personale attraverso storie di vita, incontri, fragilità e resistenza quotidiana, e che restituisce alla parola “cura” una dimensione concreta, fatta di gesti, responsabilità condivisa, e un sentire comune. Al centro, ci sono le relazioni, quelle che nutrono, che curano appunto, che ci fanno stare bene. E che a volte, ci salvano. Con la consapevolezza che proprio lì, nel rapporto con l’altro, si gioca una parte essenziale del nostro benessere. Perché, in fondo, sono proprio le relazioni — nelle loro forme imperfette e vitali — a prendersi cura di noi.

Accanto alle parole e ai gesti poi, che curano o che feriscono, e accanto all’esserci, c’è un altro modo di entrare in relazione. È quello che attraversa l’esperienza di Olga Fröbe-Kapteyn, figura illuminata e vicina a Carl G. Jung, nonché pionieristica fondatrice dei Convegni di Eranos, che dagli anni Trenta hanno fatto di Ascona un luogo di incontro per alcuni fra i più importanti studiosi e intellettuali europei. La sua opera, al centro dell’attenzione internazionale più che mai in questo momento, è raccontata nel libro appena pubblicato The Art of the Self. The Blue Book of Eranos Founder Olga Fröbe-Kapteyna cura di Riccardo Bernardini. Il filosofo Fabio Merlini, che ne firma la prefazione, ci parla allora di come le parole generino mondi, perché costruiscono o incrinano i legami, ricordandoci che esiste anche una dimensione ulteriore: quella delle immagini, dei simboli, degli archetipi, dove la comunicazione trova un’altra forma, più silenziosa e profonda.

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