Il Rabadan forse… a Lugano e il Vaticano che corre in bicicletta (2./2)

Con Elisa Manca e Antonio Bolzani

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Bellinzona senza il Rabadan sarebbe un po’ come Parigi senza la Torre Eiffel! Se il Municipio di Bellinzona non dovesse dare l’autorizzazione allo svolgimento della manifestazione, il carnevale bellinzonese potrebbe spostarsi in un’altra località: a quanto pare Lugano sarebbe contenta di ospitarlo nel prossimo mese di febbraio. Al momento è soltanto un’ipotesi ma gli organizzatori stanno pensando di organizzare altrove il Rabadan perché annullarlo, per la seconda volta consecutiva, provocherebbe un danno economico importante. Restiamo sempre a Bellinzona per parlare non soltanto di bagordi, Guggen, tendine, capannoni, carri e maschere ma anche dei dipinti esposti al Museo di Villa dei Cedri dove è in corso la mostra “Paesaggi a confronto.

Arte, natura e società in Svizzera 1850-1920”. Ci accompagna nelle sale museali una guida particolare, ovvero lo scrittore, regista e sceneggiatore Flavio Stroppini: un’esperienza tra narrazione e suono per sperimentare, ascoltare e immaginare le tante storie che, apparentemente nascoste, abitano lo spazio incorniciato di alcune opere.

Spazio anche al ciclismo e al Vaticano che da qualche giorno è ufficialmente membro dell’Unione ciclistica internazionale: tutti in sella alla bicicletta, quindi, con questa nuova nazionale nella quale potranno essere selezionati preti, suore, guardie del Pontefice e tutti coloro che lavorano in Vaticano. La squadra del Papa è la duecentesima federazione affiliata all’UCI. Si tratta di una prima volta in assoluto per lo sport ed ora potrebbero seguire altre affiliazioni sportive internazionali, dal padel al taekwondo e forse anche a World Athletics. Ci soffermiamo anche sul corteo di ieri contro chi banalizza la storia e strumentalizza la Shoah, un corteo organizzato dalla Comunità ebraica di Milano proprio nel capoluogo lombardo: si è trattato di un presidio silenzioso dopo la manifestazione dei No Green Pass di Novara che hanno sfilato indossando delle casacche a righe, tenendosi uniti con un finto filo spinato, ancora una volta richiamando il tema della Shoah per portare avanti la protesta contro il Green Pass obbligatorio.