Diario di viaggio
8-16 maggio 2015

Di Pippo Gianoni

  • Stampa
  • Condividi
  • a A

AlpiExpoVenezia

8.5.2015        Tenero. Incontro pubblico

Il prologo del viaggio è un incontro pubblico tra persone di lago, vite e destini che si incrociano lungo le acque lacustri e fluviali. Racconti di sogni e utopie passate e presenti, voglia di avventura e di nuove imprese. I diversi interventi preparano la giusta atmosfera per intraprendere il viaggio.

9.5.2015        Tenero – Sesto Calende

Il Lago Maggiore stamattina ci accoglie in tutto il suo splendore, lucente, con le montagne che si specchiano nelle placide acque.

Le acque si increspano un po’ tra la punta di Pino e i Castelli di Cannero, dove facciamo la prima sosta di fronte alle rovine, da cui svetta da anni una gru, quasi a far credere a tutti che i lavori di restauro siano imminenti.

All’Isola Bella incontriamo Alessandro Pisoni, anima del "Magazzeno Storico Verbanese" che ci illustra con entusiasmo e profusione di dettagli aneddotici la storia del Palazzo e dei Giardini. Su queste Isole si sono prese decisioni geopolitiche importanti nel corso della storia; sono un crocevia di personalità che hanno lasciato tracce palpabili e prodotto scritti custoditi ancora oggi negli archivi borromei. Guardandoci attorno, notiamo come il Lago Maggiore si sia trasformato, diventando più morbido, più calmo, con delle rive più dolci, ricche di canneti. A tratti sembra di essere sulla Rive sud del lago di Neuchâtel. Ad Arona incontriamo alcune persone che stanno sviluppando le opportunità turistiche e ricreative del lago e che lavorano per migliorarne la fruizione.

Il lago si stringe a Sesto Calende, dove incontriamo i rappresentati dei Parchi del Ticino piemontese e lombardo che ci raccontano del loro parco, dei loro progetti, della volontà di fare qualcosa in comune per unire questa grande trama d’acqua. Con loro proseguiamo per un tratto, dove il lago è ormai fiume Ticino. Superata con una conca la diga della Miorina, ci fermiamo a Porto Torre, dove dobbiamo purtroppo togliere le barche dall’acqua, perché il fiume è interrotto.

10.5.2015      Sesto Calende – Darsena Milano – Expo – Pavia

Dighe di Panperduto - canale Villoresi: impianto di fine ‘800 del Consorzio di bonifica est Ticino Villoresi. Un’opera impressionate per quell’epoca, nata dalla volontà di portare acqua ai territori agricoli a nord di Milano. Un flusso d’acqua viene prelevato dal fiume per alimentare il canale Villoresi ed il canale industriale, che diventa Naviglio Grande e sfocia in darsena a Milano. Al fiume Ticino rimane poca acqua, che diventa una linea non più navigabile, specialmente in tempi di magra. Incontriamo il Presidente del Consorzio Villoresi Alessandro Folli, vero animatore delle attività consortili che si sono ormai estese fino a promuovere progetti turistici legati alla valorizzazione dei canali, secondo il concetto delle Vie d’acqua della Lombardia. Visitiamo il nuovo Museo dell’acqua, con l'imbarcazione LOVEMI, che purtroppo non potrà condurci a Milano per via della scarsità d'acqua nel canale Villoresi. Il museo dell’acqua racconta delle opere di Panperduto e del sistema delle acque derivate. Si affaccia sul canale e volge le spalle al fiume: è una cultura di acqua prelevata. Riprendiamo la navigazione verso Milano lungo il canale Villoresi; una sosta tecnica per spostare le barche sul canale industriale, e poi 50km di Naviglio Grande fino a Milano. La darsena è stata riaperta, è gremita di gente sulle sponde e sull’acqua. Mediolanum è tornata città d’acqua e i milanesi hanno risposto con grande entusiasmo.

11.5.2015      Pavia – Cremona

Ponte coperto e il vecchio edificio dell’idrovia fanno da cornice al nostro punto di imbarco sul Ticino, che dopo pochi chilometri (al Ponte della Becca) si immette nel Grande Fiume Po. Le dimensioni cambiano, l’orizzonte di acqua si amplia e il fiume diventa quasi un lago. Le acque ancora limpide del Ticino si immettono in quelle più cariche del Po: mutatis mutandis, la mente corre a quanto succede con il Rio Negro e il Rio delle Amazzoni.

Da lì navighiamo sul Po fino a Cremona, tra rive naturali e golene coltivate a pioppeti. Il fiume perde corrente, l’acqua diventa piatta come in un grande lago prima di Cremona, a causa degli sbarramenti di Isola Serafina, l’ennesimo punto in cui si devono estrarre le barche dall'acqua perché le conche di navigazione non funzionano.

12.5.2015      Cremona – Borello - Brescello

Partiamo da Cremona e vediamo il fiume diventare sempre più largo; grandi anse ed ampi meandri che dobbiamo navigare con attenzione per evitare piante e secche. Si impara a conoscere le leggi dell’acqua: come essa si muova, eroda, depositi materiale e formi mulinelli. Piccole increspature nemmeno percepite ai primi giorni, diventano (agli occhi vieppiù attenti) importanti segnali per la navigazione. La corrente va compresa, cavalcata e la barca deve muoversi con il fiume e mai contro il fiume. Oggi una navigazione tranquilla, poche anime sull'acqua, vecchie barche abbandonate, alcuni attracchi frequentati per lo più da anziani. Una grande pace ci accompagna, un silenzio quasi irreale in questo lembo di tranquillità al centro di una delle pianure più frenetiche d’Europa, quasi che la gente abbia voltato le spalle al fiume. Il Grande Fiume sembra abbandonato e corre placido verso il mare. Ogni tanto si arrabbia, quasi a voler richiedere un po’ di attenzione da parte degli uomini. Poi si accorge che questi hanno paura, che vorrebbero incatenarlo ancora di più e allora ritorna tranquillo nei suoi territori ad accogliere chi, in punta di piedi, viene a trovarlo, a scoprirlo, per imparare ad amarlo veramente, senza pretese di dominio assoluto.

La sera siamo a Brescello dove Elena, la curatrice della Fondazione Don Camillo e Peppone, ci racconta tutto su Guareschi e sui 5 (o meglio 6) film tratti da una delle più famose storie d’Italia. Segue una splendida cena presso il centro sociale Auser, dove ascoltiamo le storie del Po, le cui acque (ci raccontano i più anziani con grande nostalgia) potevano essere addirittura bevute, semplicemente scavando una piccola buca nella sabbia.

13.5.2015      Boretto - Ferrara

Lunga tappa di navigazione tra gli argini del Po, che diventano sempre più alti, tanto che nelle anse più profonde consentono di intravvedere solo la punta del campanile del paese che proteggono.

Sul fiume si vedono qua e là pescatori di siluri, gruppi venuti dalla Germania e dai paesi dell’est per pescare questo pesce di fondale lungo fino a 2 metri e trenta e pesante oltre 120 kg. Si apre una lunga riflessione sulle specie non indigene che colonizzano le acque e le rive del fiume. La discussione verrà ripresa a cena, con esperti del settore. Intanto, sul fiume si incrociano 2 battelli turistici, colmi di scolaresche che visitano il Po e che ci salutano con grande fragore e un pizzico di stupore nel vederci navigare su dei gommoni.

I due battelli turistici, costruiti diversi anni fa nella speranza di poter fare nascere un turismo fluviale, non sono molto attivi e navigano senza una vera struttura turistica di supporto. Il turismo di massa fluviale non ha attecchito (potremmo dire, per fortuna!). Il Po o meglio la Po è accessibile a tutti ma navigarla è azione complessa che richiede uno sforzo da parte di chi si avventura sulla sua grande trama d’acqua.

Si arriva a Pontelagoscuro, ultimo punto fisso sul Po, da cui fino a pochi anni fa si poteva, superata la conca di navigazione, entrare via acqua fino a Ferrara. Oggi, per l’incuria e la mancanza di manutenzione non è più possibile, ciò che ha fatto perdere una parte di quella bellezza che, secondo il principe Myskin dell’Idiota di Dostoevskij, dovrebbe salvare il mondo. Ma, come sottolinea Salvatore Settis nel suo libro “Se Venezia muore”, non sarà la bellezza da sola a salvare il mondo, ma dovrà esserci chi di questa bellezza si prenda cura, la perpetui e la mantenga viva nel tempo, per poterne garantire il senso e il valore profondo.

A cena incontriamo Remigio Rossi, grande esperto di ittica, che ci illustra la biologia e i pregi culinari dei pesci poveri di acqua dolce, pesci ormai dimenticati che vengono allevati solo in alcune valli da pesca particolari. Si parla di siluri, pesci gatto, carpe, storioni, per finire con le anguille e il mistero non ancora risolto del Mare dei Sargassi (dove, forse, le anguille vanno a riprodursi).

14.5.2015      Ferrara – Delta del Po

Il Po entra nella sua parte terminale, si staglia in più rami, diventa sempre più lento e pensile, si avvicina al mare alzandosi da terra; le terre diventano profonde, gli argini sempre più alti. I primi gabbiani ci indicano che il mare è vicino. Dalle acque del Po si vedono emergere solo i campanili dei paesi. La subsidenza, combinata ad effetti di deposizione del Po e di rialzamento del mare, ha reso questi territori fragili, abitabili solo grazie alla presenza costante di macchine che eliminano l’acqua e la rimettono in mare. Il Delta del Po è un grande sistema artificiale con acque dolci, salmastre e salate che si mischiano, si intersecano e vengono governate e gestite con grande sapienza da parte del Consorzio di bonifica. Non di rado il mare ed il fiume mostrano la loro potenza, e il territorio non può fare altro che accogliere le acque e adeguare le proprie strategie di sopravvivenza al mondo dell’incerto. Il Museo di Cà Vendramin mette in mostra la civiltà dell’acqua che qui si è sviluppata e che deve affrontare le nuove sfide. Il fiume incontra il mare, siamo a finis terrae. Per fortuna non incontriamo il corpo fumante di Fetonte; qui l’aria salmastra entra nei polmoni, lo sguardo vaga verso l’infinito, le emozioni non si contano. Gustiamo un pranzo a base di vongole del delta, prelibato mollusco in parte locale in parte filippino; anche qui i mondi si intersecano, in una poesia di profumi e gusti.

15.5.2015      Delta del Po –  Chioggia

Dal Delta, con il canale che attraverso prima il Po di Levante, poi l’Adige ed infine il Brenta, si naviga verso la Laguna veneta. Oggi si inizia con il fresco, il vento e alcune gocce d’acqua. Va bene così. Conche di navigazione e argini ci mostrano come qui le acque siano tutte controllate, gestite e a volte anche mal gestite. Poi, finalmente, dopo l’ultima conca arriviamo in Laguna a Chioggia. Incontriamo due giovani Argonauti che hanno fatto il nostro stesso percorso, ma a bordo di stand up paddles. Esausti ma felici, ci raccontano della loro esperienza, del loro fiume e noi ci rendiamo conto che il fiume Eridano cambia volto e si trasforma a nostra immagine e somiglianza.

Chioggia ci accoglie con comizi politici e urla di candidati che mirano alle prossime elezioni regionali, promettendo un Veneto migliore, un Veneto diverso. Cambiano i nomi e i luoghi, ma le promesse elettorali sembrano avere lo stesso suono ovunque si navighi, e la medesima consistenza di quelle dei marinai...

16.5.2015      Chioggia - Venezia

Si parte di buon mattino, il vento di accompagna sollevando onde che ci salano le labbra. Superata la bocca di Chioggia, ormai diventata enorme per i lavori del Mose, navighiamo sotto costa lungo l’isola di Pellestrina, un lembo di terra che divide la laguna dal mare, gli antichi orti di Venezia, i murazzi. La capacità di vivere nell’incerto qui si esprime in tutto il suo splendore. La bocca di Malamocco (dove incrociamo enormi navi cargo che imboccano il canale dei Petroli) anch’essa armata dal Mose, ci indica che la cultura dell’acqua qui si è modificata e ha prevalso la legge della sicurezza (o presunta tale), la legge delle grandi opere di stabilizzazione, che si rivelano sempre caduche e inefficaci, ma con enormi costi ambientali e sociali. La certezza dello sviluppo si scontra con le forze della natura: chi vincerà? Le prime risposte le abbiamo già avute dalle cronache recenti, il resto seguirà inesorabilmente...

Ma ecco che in lontananza si vede il campanile di San Marco. Cresce la tensione. Ci avviciniamo alla meta, le acque sono un enorme incrocio di onde provocate dalla circolazione frenetica di barche. Bisogna stare attenti a non finire in acqua …. proprio qui, alla fine del viaggio, di fronte a San Marco e a tutti i turisti che brulicano sulla riva.

Entriamo in Canal Grande, con i suoi palazzi e le sue meraviglie, occhi sbarrati, bocche aperte, malcelata fierezza per l'impresa compiuta. Venezia resta unica, anche se purtroppo sta lentamente morendo.

All’Arsenale incontriamo un gruppo di esperti delle vie navigabili d’Europa: si parla di progetti e di future realizzazioni, si guardano mappe e si ascoltano racconti di grandi fiumi europei. Siamo giunti a porto, ma il pensiero corre già verso il prossimo viaggio. Le dita percorrono lentamente la traccia d’acqua sulla cartina. I nuovi Argonauti si preparano a ripartire. Il vello d’oro è ancora lontano e il drago vigila su di esso. Amore e magia ci soccorreranno? Il mito, come il viaggio, è un continuo rinnovarsi...