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Bach, una ventata di freschezza

Convincente il nuovo presidente del CIO

  • 08.02.2014, 15:22
  • Ieri, 12:45
Putin apre i Giochi

Putin apre i Giochi

  • Keystone
Di: RSI Sport 

di Enrico Carpani

Non so se nella Russia moderna resista ancora l'immagine della Siberia come luogo di espiazione di ogni colpa e di ogni peccato. Se cosi fosse, il responsabile della mancata accensione del quinto anello olimpico durante la cerimonia d'apertura di ieri sera saprebbe cosa lo attende: un lungo viaggio - e un soggiorno ancora più lungo - nei ghiacci della tundra. A meditare su tutte le possibili ragioni per cui quel dannato fusibile, controllato almeno un migliaio di volte, abbia deciso di impazzire proprio davanti al mondo intero.

Intanto, seppur in situazioni logistiche assai più confortevoli, c'è da sperare che anche qualche uomo politico si sia sentito in obbligo di spendere qualche minuto sull'appello di Thomas Bach, che senza troppi giri di parole ha sbattuto in faccia ai potenti della terra - presenti o meno nello stadio di Sochi - la rabbia e la frustrazione del movimento sportivo per le sempre più frequenti strumentalizzazioni di cui è oggetto. "Abbiate il coraggio di parlarvi apertamente, lasciandoci fuori dai vostri giochi" ha detto in pratica il nuovo presidente del CIO, sfoggiando un'energia e un senso di responsabilità e protezione nei confronti degli atleti che hanno rappresentato una netta inversione di tendenza rispetto alle soporifere e vuote allocuzioni cui ci eravamo abituati nell'era Rogge.

Bach, insomma, non le ha mandate a dire. A nessuno. E sebbene fosse più che normale e prevedibile che nel suo primo discorso importante dall'investitura di Buenos Aires nel settembre scorso non avrebbe potuto rinunciare a quel pizzico di retorica e di demagogia indispensabile a marcare il territorio - distanziandosi appunto per stile e coinvolgimento emotivo dal suo illustre, raffinato ma poco incisivo predecessore - nelle parole e nel tono dell'avvocato tedesco sono stati in molti coloro che hanno creduto di cogliere il segnale del nuovo orientamento del movimento olimpico.

Il primo presidente della storia a potersi fregiare di una medaglia d'oro - quella della spada a squadre ai Giochi di Montreal del 1976 - non ha forse il carisma di Juan Antonio Samaranch, nè certamente l'eleganza naturale dello stesso Rogge. Ma sta prendendo tremendamente sul serio la missione di preservare l'indipendenza dello sport mondiale, dei cui valori fondamentali è un convinto sostenitore.

Ieri sera, per la prima volta dopo parecchi anni, abbiamo avuto l'impressione di ascoltare una voce ferma, convinta e convincente, che dovrebbe riuscire a farsi ascoltare. O che perlomeno ci proverà.

Se il suo messaggio sarà stato recepito lo sapremo soltanto tra qualche tempo: per ora vale la pena correre il rischio di fidarsi della prima impressione.

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