Quasi due ore sotto la pioggia. Fradici dalla testa ai piedi. Nemmeno la simpatia del collega Marcello Pelizzari ti asciuga il morale. Sembra di essere tornati ai vecchi tempi del giornale, quando si prendeva freddo senza poter trovare rifugio se non scaldandosi per una fiammata di un corridore rossocrociato. Altro che cabine di commento, dove lì addirittura ci tocca spegnere la stufetta. È iniziato così il gigante femminile di ieri, svoltosi in una di quelle giornate dove tutto, ma proprio tutto, va come non deve andare. Sull’arco di due settimane e oltre, capita.
Rosa Khutor attende il sottoscritto e i compagni di sventura, e al traguardo del gigante ci sono solo nebbia e pioggia. Lacrime dal cielo che smettono di scendere solo a cavallo delle due manche della prova al femminile, quando cioè siamo rintanati nel capannone della sala stampa. Lara Gut sbaglia completamente la prima discesa: “2”66 di ritardo, mannaggia”. Dominique Gisin non è che faccia tanto meglio (2”11), senza parlare di Fabienne Suter (4”19!) e Wendy Holdener, che speriamo veda il traguardo almeno in occasione dello slalom.
Meglio la seconda manche, nella quale Lara ritrova le giuste sensazioni. Tra la nebbia, uno splendido raggio di sole. Avrebbe forse utilizzato queste parole, il Mariano. Spesso accostava il sorriso della sua pupilla al calore divino. Lo aveva fatto a St. Moritz, alla prima vittoria in Coppa del Mondo, lo aveva rifatto al momento del suo rientro dopo l’infortunio. “Il sorriso radioso che illumina il suo volto rassicura tutti”. Lui, inguaribile romantico, avrebbe esaltato il bronzo in discesa. Ne siamo certi. Perché riusciva sempre a trovare il lato positivo delle cose. Talvolta anche esagerando.
Il Mariano. Già, ieri sembrava di essere tornati ai vecchi tempi. Il pensiero è volato lontano. Una giornata nata storta e finita anche peggio con la prematura sconfitta della Svizzera dell’hockey. Storie di sport. Una bazzecola se paragonata a quella postazione al traguardo lasciata vuota. Storie di vita. Di raggi di sole che non smetteranno mai di scaldare il viso di chi lo ricorda sempre con un sorriso.
