Isrealiani sostenuti da un pubblico caldissimo
Isrealiani sostenuti da un pubblico caldissimo (Ti-Press)

Il Lugano paga caro un avvio da incubo

L'Europa League bianconera inizia con una sconfitta a Beer Sheva

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Dall'inviato Marcello Ierace

Si era immaginato un inizio difficile per il Lugano in Europa League e così, puntualmente, è stato. I bianconeri sono infatti usciti battuti per 2-1 sull'ostico campo del Beer Sheva nella prima sfida del Gruppo G. In uno stadio praticamente tutto esaurito, grazie soprattutto ai 13'000 abbonamenti (su 16'000 posti disponibili dell'impianto) venduti per le sole tre sfide continentali, la formazione rossocrociata ha infatti dovuto fare i conti, prima ancora che con gli avversari in campo, con una muraglia rossa sugli spalti da far venire i brividi.

Probabilmente non sono quindi serviti i saggi avvertimenti di Walter Samuel a proposito dell'enorme pressione esercitata dal pubblico israeliano. Il primo quarto d'ora dell'euro-Lugano è infatti stato un vero incubo: quell'incubo che la curva dell'Hapoel ha evocato con l'impressionante coreografia d'avvio che ha trasformato per l'occasione il Turner Stadium nel "Theater of Nightmares". Quel tanto "spaventosa" da far venire la tremarella ai bianconeri che, già dopo 107 secondi di gioco, si sono trovati in svantaggio con Einbinder trovatosi incredibilmente solo nell'area ticinese. E i quindici minuti iniziali avrebbero anche potuto già essere fatali se Da Costa non avesse provvidenzialmente parato il rigore tirato (malino) da Pekhart. Sfiorato il ko, come un pugile suonato, il Lugano si è però rialzato provando anche a rimettere le cosi in pari con le conclusioni di Mariani (appena rientrato dall'infortunio alla caviglia) e Gerndt, i quali hanno sfruttato una retroguardia israeliana non certamente impeccabile.

Ma a ballare è stata anche la difesa bianconera, che ha rischiato grossissimo al 27' con il gol (giustamente) annullato per fuorigioco a Pekhart. E così, viste anche le difficoltà incontrate da Golemic e Mihajlovic a contenere il veloce Melikson e proprio il possente ceco Pekhart, Tami è corso ai ripari passando alla difesa a quattro, inserendo ad inizio ripresa Yao e Bottani al posto di Rouiller e Crnigoj. Una mossa che ha dato inizialmente equilibrio alla squadra ma non impedito il raddoppio della squadra di casa, arrivato però su un calcio di rigore concesso forse con eccessiva generosità dall'arbitro francese Chapron. Al 60' Melikson è sfuggito per l'ennesima volta sulla fascia a Golemic che, un po' ingenuamente, ha alzato il braccio quel tanto che è bastato a far scattare la massima punizione. Stavolta sul dischetto è andato Tzedek e a Da Costa non è riuscito il secondo miracolo: sarebbe stato forse troppo... anche in Terra Santa. Lo stesso Tzedek ha però, sette minuti dopo, riaperto il match deviando nella propria porta una conclusione di Bottani. Ma la capacità dei campioni di Israele di addormentare la partita e la stanchezza generale, dovuta anche al caldo opprimente, non ha permesso al Lugano di completare la rimonta.

 
 
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