di Nicola Rezzonico
No, non è proprio stata una partita qualsiasi, come detto e ridetto in sede di presentazione. Ancor prima che il pallone iniziasse a rotolare: quante volte - fino ad oggi - il Fadil Vokrri aveva gridato così energicamente il nome di due avversari, nell'ovvia fattispecie Xhaka e Shaqiri, e al contempo fischiato in maniera fragorosa un loro compagno, il "traditore" Bislimi? Amici prima e amici dopo, sì, ma nel mezzo pochi sconti. Doveva essere questa la filosofia del "derby della fratellanza", medesima espressione qui adoperata per designare le sfide contro l'Albania. Forse però, in casa rossocrociata, tale aspetto amichevole ha implacabilmente preso il sopravvento sul resto, soprattutto nella mente degli osservati speciali.
E così, avviluppata nel turbinio emotivo dei suoi leader, la Nazionale ha finito per perdere progressivamente il bandolo della matassa. Ciò malgrado il solito, rapido vantaggio, ormai una costante in questa campagna qualificativa. Dal passato, tuttavia, abbiamo evidentemente imparato poco: se non bastano due gol per dormire sonni tranquilli, vedi Romania, come può esserne sufficiente uno? Specialmente a ritmi compassati e dinnanzi a difese schierate come quella kosovara, ben presto capace di imbavagliare il nostro riferimento offensivo (ma che punta fisica non è) Amdouni. Risultato, un'amarissima beffa da copia e incolla rispetto a pochi mesi fa: sempre 2-2, sempre a tempo scaduto e sempre con doppietta dell'antagonista di serata, stavolta Muriqi.
Al giro di boa, dopo aver saggiato tutte e cinque le nostre rivali, è dunque tempo di stilare un primo bilancio. Bilancio che giustappone luci e vaghe ombre ammonitrici, visti gli ultimi risultati inappaganti. Se là davanti ci siamo ancora noi, imbattuti, 11 punti sui 15 disponibili non fanno certo la felicità dei tifosi, anche perché le immediate inseguitrici, Romania e Israele, non indugeranno per l'eternità. Salutiamo quindi Pristina con due consapevolezze: quella di aver probabilmente offerto lo spettacolo più brutto dell'anno e quella che - in confronto a fine marzo - la brillantezza... pristina, cioè di un tempo, sia tutta da ritrovare. E in fretta.
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