Di Alberto Cerruti
Ci sarà un arbitro italiano, Nicola Rizzoli, e la coppa per i vincitori, 6,175 chili alta 36,8 centimetri, è disegnata da un italiano, Silvio Gazzaniga, di 93 anni. Ma la festa sarà soltanto tedesca o argentina nella finale delle finali, perché Germania-Argentina è la finale più giocata in venti edizioni mondiali. Con questa sono già tre, dopo la prima vinta 3-2 dall’Argentina il 29 giugno 1986 a Città del Messico e la seconda vinta 1-0 dalla Germania l’8 luglio 1990 a Roma. Un successo a testa e nel mitico Maracanà ecco la bella che vale doppio, con il sapore forte della rivincita per entrambe le squadre, sia pure per motivi diversi.
Guarda caso, infatti, l’ultima volta in finale è stata amara sia per l’Argentina che da quella sconfitta di Roma non è più arrivata così lontano, sia per la Germania battuta dalla doppietta del brasiliano Ronaldo, il 30 giugno 2002 a Yokohama. Ma se parliamo di fame arretrata, la Germania parte in vantaggio. Mentre tre sono i suoi successi (1954-1974-1990) compresi quelli targati “ovest”, ben quattro sono le sconfitte in finale, amaro record mondiale: nel 1966 contro l’Inghilterra, nel 1982 contro l’Italia, nel 1986 contro l’Argentina e nel 2002 contro il Brasile. Equilibrato, invece, il passato dei sudamericani con due successi (1978-1986) e due sconfitte, la prima all’esordio nel 1930 contro i padroni di casa dell’Uruguay e l’ultima nel 1990 contro i tedeschi.
Chi trionferà, quindi, potrà parlare di rivincita, mentre chi perderà potrà parlare di maledizione, anche se i veri sconfitti saranno gli altri, tornati a casa prima. E allora, ricordando i precedenti, auguriamoci una finale più bella delle altre due tra Germania e Argentina che avevo visto prima in Messico e poi in Italia. Ricordo che nel 1986 Brehme, Matthäus, Magath e Rummenigge sembravano già spacciati dopo i gol di Brown e Valdano con cui l’Argentina si era portata sul 2-0, ma da bravi tedeschi erano riusciti a portarsi sul 2-2 grazie a Rummenigge e Voller, subentrato ad Allofs. Sembrava maturo il sorpasso e invece il genio di Maradona mandò in gol Burruchaga per il 3-2 definitivo, con un lampo simile a quello di Messi che ha liberato Di Maria per il fatale 1-0 alla Svizzera.
Poi ecco la finale di Roma, la più brutta delle otto a cui ho assistito tra il 1982 e il 2010, risolta da un rigore trasformato da Brehme che ancora oggi fa arrabbiare Maradona, forse perché in due finali non è riuscito a segnare nemmeno un gol. Stavolta tocca a Messi che ha vinto tutto con il Barcellona ma ancora niente con l’Argentina. Dall’altra parte, però, c’è Klose, l’unico che ha già giocato e perso una finale, nel 2002. Ecco perché, comunque vada, sarà una grande rivincita. Il modo migliore per illuminare la finale delle finali.
Il giornalista della Gazzetta dello Sport Alberto Cerruti
Alberto Cerruti, da 40 anni a “La Gazzetta dello Sport”, ha seguito come inviato e prima firma del calcio otto mondiali, dal 1982 in Spagna al 2010 in Sudafrica. Attualmente collabora con la RSI, come commentatore in studio.

