La sesta puntata de LARMANDILLO ci riporta nel mondo del calcio che fu, con un ospite d’eccezione: Daniele Massaro. L’ex attaccante del Milan, soprannominato “Provvidenza” per la sua capacità di risolvere le partite, si racconta ripercorrendo le tappe della sua carriera, dai primi calci al pallone fino ai trionfi internazionali, con un occhio di riguardo ai Mondiali del ‘94.
L’intervista si apre con una curiosa digressione sulla passione di Massaro per il golf, nata quasi per caso grazie a Silvio Berlusconi: “Ci ho provato, sono stato tra i primi a praticare questo hobby. Portavo tre ferri e 50 palline del campo pratica. Avevo la casa in Sardegna vicino al grande Presidente Silvio che ogni mattina mi svegliava alle cinque perché voleva fare la passeggiata”. Non mancano momenti divertenti legati al golf, come la vittoria di due tornei Pro-Am di Crans Montana con l’obiettivo di ricevere un bacio della testimonial Cindy Crawford.
Tra i punti forti, la finale di Champions League del 1994 ad Atene, Milan-Barcellona 4-0, con una doppietta proprio di Massaro. “Il ‘94 è stato un anno per me straordinario”, racconta, ricordando come la sua carriera sia stata “al contrario”: “Di solito si passa da attaccante a centrocampista, difensore e poi in panchina. Io dalla panchina mi sono trovato a fare l’attaccante”. Non nasconde la sua gratitudine per Silvio Berlusconi, “il mio padre sportivo”, e per Adriano Galliani, che lo prelevò da un oratorio di Monza. Massaro rivela un retroscena sul suo passaggio al Milan, avvenuto proprio il giorno dopo l’acquisto del club da parte di Berlusconi: “21 febbraio 1986 alle otto di mattina mi suona il telefono: ‘Ciao sono Adriano’. Ciao Adriano, ti dico sì! Non gli ho neanche fatto fare la domanda”.
Un capitolo a parte è dedicato al rapporto con Arrigo Sacchi, un vero e proprio “insegnante di calcio”. “Appena mi sono seduto mi disse: ‘Tu nella mia squadra non giocherai mai’”. Una provocazione che Massaro accettò come una sfida. Non mancano aneddoti divertenti, come la celebre storia dello “scacciacani”, che gli costò una partita contro l’Avellino. “Con le guardie del corpo di Berlusconi andavamo a sparare al Poligono. Avevo preso il porto d’armi. Un giorno ho portato la pistola a Milanello e durante il ritiro, un sabato mattina, ho scaricato. Purtroppo, il vento tirava verso di loro e il mister se n’è accorto”.
Si arriva poi ai Mondiali del 1994, un torneo che l’Italia affrontò con difficoltà iniziali. Massaro ricorda il gol decisivo contro il Messico, l’unica sua rete in azzurro, che permise all’Italia di passare il girone. Un momento di grande fiducia, tanto che, dopo la sconfitta contro l’Irlanda, Massaro promise al Presidente Matarrese: “Noi arriviamo in finale”. Non poteva mancare un commento sul caso Maradona, escluso dal Mondiale per doping: “Ho pensato che chi ha fatto questa cosa si è comportato anche male”, sottolineando come Diego fosse stato “spinto” a partecipare nonostante tutto.
Della finale contro il Brasile, Massaro ricorda l’occasione mancata: “Sono arrivato col passo lungo. Potevo ancora aspettare, fargli un pallonetto. Ogni tanto mi guardo allo specchio e mi dico: ‘Sei stato un pollo’”. E a proposito del suo soprannome “Provvidenza”, Massaro svela che fu Carlo Pellegatti a coniarlo: “Ogni volta che entravo mi chiamava Beep Beep per una certa velocità che avevo, e Provvidenza perché avevo la fortuna di cambiare il risultato a partita in corso”.
I trionfi con il Milan e il Mondiale ‘94, tra Sacchi e la “Provvidenza” - Daniele Massaro
RSI LARMANDILLO 20.04.2026, 17:00











